Tra mito e realtà, la storia della Montagna Spaccata di Gaeta

Autore:
Valentina Bumbaca
  • Laurea in Editoria e Scrittura
Tempo di lettura: 4 minuti

Una leggenda del IX secolo. Un segno divino. La maestosità della forza della Natura. La Montagna Spaccata è uno dei luoghi più iconici della costa laziale, una meraviglia che vi lascerà a bocca aperta.

Vista di una delle spaccature di Monte Spaccato a Gaeta
Photo by Shutterstock – Sviluppo

Con l’arrivo di temperatura miti e giornate di sole, ritorna anche la voglia di scampagnate.

Il Lazio è un territorio ricchissimo di piccoli tesori, luoghi con storie particolari e di grande attrazione turistica. La causa è da ricercare nella storia del luogo, legata strettamente alla storia dell’Antica Roma prima, e dello Stato Pontificio poi, ma anche delle numerose genti che l’abitarono prima dei romani, come i Volsci, i Sabini, gli Etruschi e gli Aurunci, stanziati a Gaeta e nei dintorni.

Questa piccola cittadina affacciata sul Mar Tirreno è piena di monumenti e luoghi di attrazione che la rendono perfetta per una gita fuori porta.

In particolare abbondano le architetture religiose, prima fra tutte il Santuario della Santissima Trinità situato sulla misteriosa Montagna Spaccata.

Il mito della Montagna Spaccata

Vista della Grotta del Turco - Gaeta
Photo by Shutterstock – Valerio Mei

La Montagna Spaccata di Gaeta è senza ombra di dubbio uno dei luoghi più suggestivi del territorio.

Il nome della montagna deriva dalla sua particolare conformazione, composta da tre fenditure nella roccia. Una leggenda diffusissima tra gli abitati del luogo, dice che queste fenditure si realizzarono in seguito ad un terremoto causato e accaduto nel momento della morte di Gesù, dividendo così il monte nei tre grandi blocchi.

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I blocchi sono ben visibili se ci si avvicina in barca dalla spiaggia di Serapo; dal mare è possibile ammirare le tre spaccature che corrono quasi parallele tra loro dalla cima fino in acqua.

La prima fenditura ha dato origine alla Grotta del Turco, la seconda ospita la Cappella del Crocifisso (del XVI secolo), e la terza è la più spettacolare.

La Mano del Turco

Scendendo i gradini che si insinuano all’interno della terza spaccatura si può arrivare fino ad un punto panoramico super suggestivo che, a picco sul mare, vi farà ammirare i più bei giochi di trasparenze e riflessi tra l’acqua cristallina e la luce che filtra tra la fenditura.

Lungo i gradini, sulla parete di roccia di destra, si può incontrare una strana orma di mano con un’iscrizione latina sotto che, tradotta, dice all’incirca: “Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita”.

La leggenda vuole infatti che uno dei pirati saraceni che infestavano il Mar Tirreno e che trovavano rifugio tra queste fenditure, udita la leggenda dell’origine della Montagna Spaccata non l’abbia creduta. Ma in quel momento, appoggiando la propria mano sulla parete di roccia, questa si sciolse come cera e lasciò l’impronta oggi visibile.

La Grotta del Turco e la Cappella del Crocefisso

Le altre due fenditure ospitano la Grotta del Turco e la Cappella del Crocefisso. La Grotta prende il nome dalla consuetudine del IX secolo dei pirati saraceni di trovarvi rifugio prima e dopo gli attacchi in mare. La visita è possibile solo fino alla terrazza/belvedere per motivi di sicurezza.

La Cappella del Crocifisso, infine, sorge su un masso che si staccò dalla parete rocciosa nel 1434 e che si incastrò in uno degli anfratti del monte. Chiusa per restauro, la Cappella è stata riaperta al pubblico il 1°ottobre 2023. Ma la bellezza di Gaeta non è tutta qui!

Tra mito e realtà, la storia della Montagna Spaccata di Gaeta: immagini e foto