Aumento dell’imposta di imbarco in Italia per il 2023. Previsti scioperi e disagi

Notizie non proprio confortanti per i viaggiatori. Nel 2023 è stato decretato l’aumento dell’imposta di imbarco. La misura verrà applicata solo in alcuni scali italiani. Tuttavia si parla anche di una tassa di soggiorno a 10 euro. Una manovra che porterà a un Natale pieno di scioperi.

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(ph credit Pixabay)

Cosa cambia in Italia con l’aumento dell’imposta di imbarco

A partire dal 2004, con la legge finanziaria, venne introdotta l’imposta pagata dai passeggeri sul biglietto in partenza dal nostro Paese che l’aeroporto riscossore deve poi versare allo Stato italiano. Su questo fronte sono previsti dei cambiamenti il prossimo 2023. Stando a quanto riportato da alcuni quotidiani, negli ultimi anni l’importo è cresciuto da 1 a 6,50 euro a passeggero ed è destinato a Inps, Enav, servizi antincendio e una parte ai Comuni sul cui territorio ricade l’aeroporto. Dal 2023 questa tassa potrebbe aumentare negli aeroporti di Napoli, Genova, Venezia e Lecce.

L’incremento dovrebbe verificarsi a partire dal 1 aprile 2023. ochi giorni fa dal parlamentare fiorentino Federico Gianassi, con il collega ed ex sindaco di Rimini Andrea Gnassi, è stato presentato l’emendamento alla finanziaria che prevede di portare a 10 euro la tassa di soggiorno nelle grandi città. Tutto questo ha generato un diffuso malcontento, con albergatori e personale dei trasporti intenzionati a scioperare nei giorni delle festività Natalizie. Un blocco che comporterebbe grossi disagi per tutti gli spostamenti. Altri scioperi sono previsti in Gran Bretagna con lo sciopero della polizia di frontiera durante il periodo di Natale e Capodanno. In Spagna, invece, a protestare saranno Air Nostrum, Vueling e Ryanair. Quest’ultima in particolare proseguirà con le proteste fino al 7 gennaio, mentre per Vueling termineranno il 31 del mese prossimo. Minacce di proteste anche per il personale di bordo di Air France e di EasyJet.

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