Turismo e disabilità: l’Italia è uno dei Paesi meno accessibili d’Europa

Solo 45 “Bandiere Lilla” su ben 8.000 comuni. Ecco perchè l’Italia non è un paese accessibile a persone con disabilità.

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Bandiere Lilla Italia

Anche in questo 2022, la nostra amata Italia viene annoverata tra i “paesi meno accessibili d’Europa”.

Effettivamente i dati parlano chiaro, solo 45 comuni su ben 8.000 hanno ottenuto la “Bandiera Lilla” e, conti alla mano, sono troppo pochi, anzi quasi zero, per accogliere circa 3,1 milioni di italiani che, purtroppo, convivono con disabilità.

Vengono premiati con la Bandiera Lilla tutti quei comuni che hanno una certa predisposizione all’accessibilità, alla convenienza e, soprattutto, alla sensibilità sociale.

Ovviamente l’Italia è uno dei tanti Paesi Europei che ancora oggi devono risolvere questo problema e il presidente dell’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMARR), Antonella Celano ha sempre sostenuto che:“L’accessibilità nel turismo è un motore per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità nei Paesi a forte vocazione turistica, dato che gli sforzi vanno a beneficio della società. Per poter porre fine a questo problema bisogna che persone disabili partecipassero, direttamente, alla stesura dei protocolli internazionali”.

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Secondo i dati forniti dall’APMARR, le persone disabili, durante le vacanze, sono, in genere, quelle altospendenti e, essendo abitudinarie, sono anche facilmente fidelizzabili in quanto amano fare ritorno in una determinata località che è stata in grado di soddisfare, a 360°, qualsiasi tipo di esigenza.

Giusto per rendere l’idea, sempre secondo le stime dell’APMARR, una persona con disabilità spende da due a quattro volte in più rispetto ad una persona che non ha nessun tipo di patologia invalidante.

Anna Grazia Laura, presidente e dell’European Network for Accessible Tourism, ha calcolato che ogni anni, il turismo a livello mondiale, “sempre per non rendere il tutto accessibile a tutti”, perde oltre 142 miliardi di euro e circa 3,5 milioni di posti di lavoro.

Il nostro augurio è che i comuni inizino a rendersi conto di questo reale problema ed inizino a rendersi conto che “l’accessibilità” è una cosa seria.