Sempre più super ricchi cercano casa nel sud dell’Argentina e il motivo è incredibile
Terre immense, pochissimi abitanti e risorse naturali: il Sud dell’Argentina sta attirando l’attenzione di alcuni grandi imprenditori e milionari. Ma il motivo non ha a che fare solo con privacy e paesaggi spettacolari.
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C’è chi compra una seconda casa per trascorrere le vacanze e chi pensa a scenari decisamente più estremi. Negli ultimi mesi l’Argentina è finita al centro dell’attenzione per gli investimenti di alcuni imprenditori molto facoltosi alla ricerca di luoghi isolati e potenzialmente autosufficienti. Tra le paure ci sono guerre, crisi economiche, collassi delle infrastrutture, un conflitto nucleare e persino l’Apocalisse.
L’idea non nasce dal nulla. Da tempo una parte dell’élite tecnologica internazionale ragiona sulla cosiddetta “apocalypse insurance“, cioè una sorta di assicurazione privata contro scenari catastrofici. Il Sud America presenta alcune caratteristiche particolarmente interessanti: distanza dai principali centri di tensione geopolitica, grandi estensioni scarsamente popolate e disponibilità di acqua, terreni e fonti energetiche. Ed è qui che entra in gioco il caso argentino.
Wamani: un rifugio da 32.000 ettari pensato per la fine del mondo

Il progetto che ha riacceso il dibattito si chiama Wamani, una vasta proprietà privata rurale situata a San Carlos, nella provincia argentina di Mendoza, ai piedi delle Ande e a circa un’ora di strada sterrata dal centro abitato più vicino. Acquistata nel 2023 dall’imprenditore argentino-spagnolo Martín Varsavsky insieme ad altri cinque investitori, è stata pensata per raggiungere un elevato livello di autosufficienza: dispone già di abitazioni prefabbricate, cupole geodetiche, pannelli solari e una pista di atterraggio, mentre sono previsti allevamenti e una maggiore produzione di cibo.
Secondo il Financial Times, nel progetto sono stati investiti complessivamente quasi 10 milioni di dollari. La proprietà si estende per circa 32.000 ettari, una superficie equivalente a circa cinque volte Manhattan, e comprende montagne che raggiungono i 5.000 metri. Varsavsky ha persino raccontato di valutare l’installazione di sistemi informatici alimentati a energia solare con modelli di intelligenza artificiale utilizzabili offline nel caso di un collasso delle infrastrutture globali.
Ad attirare imprenditori e grandi patrimoni sono soprattutto l’isolamento, l’abbondanza di territorio e la distanza dai principali centri di tensione geopolitica: caratteristiche che, secondo Varsavsky, potrebbero trasformare questo angolo dell’Argentina in un “piano B” in caso di guerra nucleare o di un grave collasso delle infrastrutture globali.
Perché i miliardari cercano rifugi nei luoghi più remoti del mondo

Wamani non è un caso isolato. Da alcuni anni diversi imprenditori e miliardari, soprattutto legati al settore high tech, acquistano terreni e proprietà in zone remote pensando anche a possibili scenari di crisi globale. L’obiettivo è trovare luoghi lontani dalle grandi città, con spazio sufficiente per produrre energia e cibo e con un accesso diretto a risorse essenziali.
Uno dei casi più conosciuti è quello di Peter Thiel, cofondatore di PayPal, che da anni guarda alla Nuova Zelanda come possibile rifugio in caso di crisi. Il caso argentino porta però questa idea su una scala diversa: Wamani non è stata pensata soltanto come una villa isolata per una famiglia, ma come un insediamento capace di diventare progressivamente autosufficiente.
Al di là degli scenari apocalittici, queste terre restano soprattutto una delle aree più affascinanti del Sud America: un viaggio nella Patagonia argentina porta tra ghiacciai, montagne, laghi e distese praticamente sconfinate. Tra le tappe più spettacolari ci sono il ghiacciaio Perito Moreno, nel Parco Nazionale Los Glaciares, e i sentieri di El Chaltén, dominati dalle cime del Fitz Roy. Più a sud si raggiunge Ushuaia, nella Terra del Fuoco, base ideale per esplorare il Parco Nazionale Tierra del Fuego e navigare nel Canale di Beagle, tra isole, colonie di leoni marini e paesaggi che sembrano davvero segnare la fine del continente.