Stop del turismo russo in Europa: ecco come stanno reagendo i mercati internazionali

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Lo stop del turismo russo in Europa dovuto al conflitto con l’Ucraina nell’ultimo anno sta registrando un impatto importante sulle mete più note che si sono dovute cautelare con novità e agevolazioni per non incorrere nella crisi sempre più profonda del comparto

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Lo stop del turismo russo in Europa dovuto al prolungato conflitto contro l’Ucraina, sta causando non pochi problemi alle destinazioni più note. Numerose fasce di turismo infatti, hanno registrato un incredibile calo in particolar modo nel turista medio, causando numerose problematiche alle Nazioni che ne traevano un grande vantaggio negli scorsi anni. Molte sono dovute correre ai ripari con cambiamenti e agevolazioni, cercando così di contrastare la profonda crisi del settore.

Stop del turismo russo in Europa e la reazioni per combattere la crisi

Dopo lo scorso anno e uno stop più che auspicabile, sarà questa la prima vera estate senza turisti russi in giro per l’Europa. Il prolungarsi del conflitto contro l’Ucraina non ha permesso alla maggior parte dei vacanzieri di spostarsi, con tratte accessibili solo per i cittadini più ricchi. Come riportato dall’Ator, nel 2022 i visitatori russi in Europa sono diminuiti dell’84%, dato persino in crescita in prospettiva dei prossimi mesi. La classe turistica media è quasi del tutto scomparsa, sia per i costi sempre più elevati che per i problemi logistici negli spostamenti dalla Russia e per rientrarvi.

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Lettonia e Finlandia per la promozione del mercato turistico interno e oltre Oceano

Per decenni la Lettonia è stata la meta preferita dai turisti russi, in particolar modo per la vicinanza geografica e culturale ma anche per i prezzi modici negli spostamenti, con un’offerta ampia su dove mangiare e spendere poco. Dopo la lunga pandemia e il conflitto russo, il comparto turistico ha subito un grave crollo, portando persino a una presa di posizione precisa del governo nel settembre 2022 con un tweet ministro degli Esteri Edgar Rinkevics che ha ribadito che la Lettonia, in solidarietà con l’Ucraina, non gradisse più turisti russi nel proprio Paese. Una presa di posizione importante, che non ha supportato l’economia, rilanciando e valorizzando le proprie bellezze verso altri canali. Mossa strategica simile anche per la Finlandia, che ha detto addio al più di un milione di turisti russi l’anno, abbracciando però altre fette di mercato, con una promozione mirata ai mercati meno esplorati e alla vendita dei prodotti autoctoni.

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Stop del turismo russo in Europa con il pugno duro di Spagna e Repubblica Ceca

Ugualmente dura anche la Spagna, che non accoglie più turisti russi. Una perdita anche se non gravissima poichè il picco si era registrato solo nel 2019 con circa 1,3 milioni di viaggiatori russi, poco più dell’1% del totale formato in gran parte da italiani, francesi, inglesi e tedeschi sfruttando le offerte aeree davvero economiche in primavera. Situazione diversa per la Costa Dorada con il 15% delle preferenze dei turisti russi e che ha subìto un calo economico molto più sostanzioso. Allo stesso modo la Repubblica Ceca è in lotta contro l’inflazione e alle forti perdite dell’assenza del turismo russo, privilegiato negli ultimi anni in particolar modo nelle destinazioni termali. Anche in questo caso, ha prevalso la solidarietà all’Ucraina e meno quello della crisi generalizzata, persino del personale che scarseggia nelle strutture turistiche più note.