Dove viaggiare oggi? L’impatto reale della guerra sui viaggi
La guerra in Medio Oriente sta influenzando il turismo internazionale e le scelte di milioni di viaggiatori. Mentre alcune destinazioni registrano un calo improvviso di prenotazioni, altre mete stanno diventando sempre più richieste come alternative considerate più sicure. Scopriamo insieme quali sono.
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L’inizio della guerra in Medio Oriente, avvenuto il 28 febbraio 2026, ha generato conseguenze immediate sul turismo internazionale, soprattutto per quanto riguarda le ricerche sui voli e sulle intenzioni di viaggio.
Secondo uno studio condotto da Mabrian by Data Appeal, società specializzata nell’analisi dei dati per destinazioni e aziende turistiche, milioni di ricerche di voli effettuate nelle settimane successive al conflitto hanno rivelato un cambiamento netto nelle preferenze dei viaggiatori. Chi stava pianificando un viaggio verso il Golfo Persico non ha rinunciato a partire, ma ha iniziato a orientarsi verso destinazioni alternative percepite come più sicure.
Le destinazioni che perdono e quelle che guadagnano turisti

Naturalmente, il primo segnale riguarda il calo di interesse verso le mete del Golfo Persico. Gli Emirati Arabi Uniti hanno registrato una diminuzione di 1,6 punti percentuali nelle ricerche di voli internazionali rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche Qatar, Kuwait e Bahrein mostrano cali simili, segno che la percezione di instabilità e insicurezza sta influenzando le decisioni dei viaggiatori. Alcuni Paesi della regione sono più esposti di altri. Bahrein e Oman rappresentano le destinazioni che faticano di più a mantenere stabile il flusso turistico. L’unica eccezione tra i Paesi del Golfo è l’Arabia Saudita, che registra un lieve aumento di +0,2 punti percentuali. Questo risultato è in parte legato alla fine del Ramadan, periodo che tradizionalmente genera un picco di ricerche di viaggio.
Nel frattempo il trend delle ricerche sulle mete di viaggio si sta spostando verso l‘area mediterranea, che appare come l’alternativa più naturale e sicura per molti turisti e viaggiatori. La Spagna è la destinazione che cresce di più tra quelle analizzate, con un aumento di +0,4 punti percentuali nelle ricerche internazionali. Seguono Italia e Marocco, con incrementi più contenuti ma comunque significativi, mentre Francia e Grecia mostrano un miglioramento più moderato.
Le mete con risultati intermedi

Non tutte le mete turistiche registrano gli stessi risultati rispetto alla crisi. É il caso di quei Paesi che si trovano in una posizione intermedia: abbastanza vicini all’area del conflitto da risentire dell’instabilità, ma non direttamente coinvolti nelle operazioni militari. Questi Paesi sono:
- Turchia: già prima del 28 febbraio mostrava segnali di rallentamento nella domanda turistica. L’inizio della guerra ha accelerato questa tendenza, portando a un calo delle intenzioni di viaggio pari a -0,5 punti percentuali nel periodo analizzato;
- Egitto: si trova in una situazione simile, ma con un leggero recupero che si riflette anche nei dati sulle intenzioni di viaggio;
- Qatar: ha iniziato a stabilizzarsi dall’inizio di marzo, dopo un forte calo della percezione della sicurezza e ora mostra segnali di ripresa.
La guerra in Medio Oriente dimostra ancora una volta quanto il turismo sia sensibile agli equilibri geopolitici. I conflitti non fermano i viaggiatori, ma cambiano rapidamente la scelta verso destinazioni più sicure. Mentre alcune mete del Golfo si sono svuotate, il Mediterraneo torna al centro dell’interesse del turismo internazionale. Un dato che conferma come la percezione della sicurezza sia uno dei fattori decisivi nelle scelte di viaggio ora più che mai.