Carta stagnola sul passaporto prima di partire: dietro questo gesto c’è una paura precisa
Il passaporto, un foglio di alluminio e una precauzione decisamente curiosa prima di mettersi in viaggio. Negli aeroporti si sta facendo strada un’abitudine insolita. Ma cosa c’è davvero dietro questo gesto?
Guarda il video

Dentro la copertina di un passaporto elettronico si nasconde una tecnologia che entra in gioco ogni volta che il documento viene sottoposto ai controlli di frontiera. Il chip contactless conserva informazioni digitali utilizzate per verificare l’autenticità del documento e l’identità di chi lo possiede. Nei passaporti rilasciati dagli Stati dell’Unione europea il supporto elettronico contiene dati biometrici protetti, tra cui l’immagine del volto e le impronte digitali.
Proprio la presenza di un chip capace di comunicare senza contatto ha alimentato una paura particolare: quella di una possibile lettura dei dati mentre il passaporto si trova in tasca, nello zaino o nel bagaglio a mano. Da qui nasce l’idea di avvolgerlo nell’alluminio prima di partire. La carta stagnola diventa così una schermatura artigianale contro le onde radio, una versione casalinga delle custodie RFID disponibili in commercio.
Cosa succede davvero quando viene letto il chip del passaporto

Il fatto che il chip utilizzi una tecnologia contactless non significa, però, che sia esposto alla lettura di chiunque. Gli standard internazionali per i documenti elettronici prevedono specifici meccanismi di controllo dell’accesso. Prima di poter leggere le informazioni memorizzate, il sistema di ispezione deve dimostrare di essere autorizzato attraverso un protocollo crittografico e utilizzando dati ricavati dal documento fisico.
L’obiettivo è impedire proprio il cosiddetto skimming, ovvero l’acquisizione non autorizzata delle informazioni attraverso una lettura contactless. I sistemi di protezione si sono inoltre evoluti nel tempo. Accanto al Basic Access Control è stato introdotto PACE, un protocollo più avanzato destinato ad assumere un ruolo ancora maggiore: gli standard internazionali prevedono infatti che, dal 1° gennaio 2027, i nuovi chip implementino PACE, mentre dal 2028 questo sistema diventerà obbligatorio per i nuovi documenti. La sicurezza del passaporto elettronico, quindi, non dipende da un semplice involucro esterno.
C’è comunque una ragione scientifica per cui l’idea della stagnola appare plausibile. Il metallo può interferire con la comunicazione a radiofrequenza e una schermatura può rendere più difficile il collegamento tra chip e lettore. Anche gli standard internazionali contemplano possibili protezioni fisiche contro lo skimming, come schermature metalliche integrate nella copertina. Ma queste rappresentano soltanto un livello aggiuntivo: la protezione principale deriva dai sistemi che regolano e cifrano l’accesso alle informazioni.
Negli aeroporti il passaporto diventa sempre più digitale

Il tema è di particolare interesse nel 2026 perché i controlli alle frontiere europee stanno vivendo una profonda trasformazione tecnologica. Dal 10 aprile è operativo l’Entry/Exit System (EES), utilizzato alle frontiere esterne dei Paesi europei aderenti per registrare elettronicamente ingressi e uscite dei cittadini extra UE interessati dal sistema. Per questi viaggiatori vengono registrati i dati del documento, l’immagine del volto, le impronte digitali e le informazioni relative al passaggio della frontiera. Il sistema ha sostituito, nei casi previsti, il tradizionale timbro sul passaporto. Le nuove procedure hanno comportato però molti problemi a causa di rallentamenti e code nei grandi scali.
Per chi parte, molto più della carta stagnola conta quindi controllare per tempo il proprio documento: validità, eventuali requisiti del Paese di destinazione e autorizzazioni elettroniche necessarie. Alcune mete richiedono infatti condizioni precise. É il caso degli Stati Uniti. Meglio quindi conservare il documento con cura e tenerlo pronto ai controlli: per proteggerlo non serve impacchettarlo nella carta stagnola.