Il carburante costa troppo e le compagnie fanno i conti: nel 2027 potremmo pagarli noi

Autore:
Sara Perazzo
  • Laurea in Storia Medioevale
Tempo di lettura: 4 minuti

Il caro jet fuel sta mettendo sotto pressione le compagnie aeree europee. ITA Airways avverte che dal 2027 potrebbero aumentare le tariffe, mentre Volotea, Wizz Air e Ryanair stanno già rivedendo flotta, capacità e programmi di volo.

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Il prezzo del jet fuel è diventato uno dei principali problemi per il trasporto aereo europeo. Le tensioni sulle forniture provenienti dal Medio Oriente hanno spinto verso l’alto il costo del carburante e costretto le compagnie a rivedere i propri programmi per i prossimi mesi. Il problema non riguarda soltanto i bilanci dei vettori: se i prezzi resteranno elevati, le conseguenze potrebbero arrivare anche ai viaggiatori, sotto forma di biglietti più costosi e di una minore offerta su alcune rotte.

Il quadro europeo rende la situazione ancora più delicata. Per il quarto trimestre del 2026 è previsto un deficit di jet fuel di circa 510 mila barili al giorno e le compagnie devono fare i conti con forniture che arrivano da mercati sempre più lontani. La Corea del Sud è diventata uno dei principali fornitori dell’Europa, mentre le scorte nel grande polo di Amsterdam-Rotterdam-Anversa sono scese ai livelli più bassi degli ultimi sette anni.

Da Volotea a Ryanair e Wizz Air, le compagnie iniziano a tagliare

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Tra i vettori più esposti c’è Volotea, che sta lavorando alla ristrutturazione del proprio debito a lungo termine. La compagnia stima in circa 150 milioni di euro l’impatto dell’aumento del carburante e prevede di ridimensionare la flotta: dagli attuali 44 aeromobili dovrebbe passare a un numero compreso tra 30 e 35. Il piano comprende anche la riduzione di 50 posti di lavoro nella sede di Barcellona. Le trattative con creditori e investitori dovrebbero proseguire nei prossimi mesi.

Anche Wizz Air ha modificato i propri programmi. La compagnia low cost ha ridotto del 5% la capacità prevista per la stagione invernale, scegliendo una crescita più prudente di fronte alla volatilità del carburante. Ryanair, invece, ha abbassato da 216 a 214 milioni il proprio obiettivo di passeggeri entro marzo 2027 e ha deciso di ridurre parte dell’attività invernale. Una scelta che si aggiunge ai precedenti tagli di voli Ryanair in diversi Paesi europei, legati però in quel caso soprattutto all’aumento delle tasse aeroportuali.

Ryanair dispone di una copertura sul carburante più ampia rispetto ad altri vettori: circa l’80% del fabbisogno dell’esercizio 2027 risulta protetto attraverso l’hedging, cioè acquistando in anticipo coperture contro le oscillazioni dei prezzi. Resta tuttavia esposta sulla quota restante e ha avvertito che, se il petrolio dovesse mantenersi su livelli elevati anche nel 2027, le tariffe dei voli a corto raggio potrebbero aumentare.

ITA Airways, da gennaio 2027 potrebbero aumentare i prezzi dei biglietti

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Il peso del jet fuel sui conti di ITA Airways è considerevole: il carburante rappresenta circa un terzo dei costi della compagnia e, secondo i calcoli dell’amministratore delegato Joerg Eberhart, un aumento del 50% del prezzo comporterebbe circa 500 milioni di euro di spese aggiuntive in un anno.

Se le quotazioni resteranno elevate, ITA Airways prevede quindi di intervenire sulle tariffe a partire da gennaio 2027. L’adeguamento dovrebbe essere graduale, anche perché per le compagnie esiste un altro rischio: biglietti troppo costosi potrebbero frenare la domanda.

La situazione italiana è particolarmente esposta anche per la dipendenza dalle importazioni. Più della metà del jet fuel necessario a soddisfare i consumi nazionali arriva dall’estero e una parte proviene direttamente da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman. Anche le forniture provenienti da altri Paesi possono risentire indirettamente delle difficoltà nell’approvvigionamento di greggio mediorientale. Per le compagnie, quindi, il problema non riguarda soltanto il prezzo del petrolio: la necessità di cercare carburante su mercati più lontani può aumentare ulteriormente i costi di approvvigionamento.

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