Non date settembre per scontato: dopo il 20 il meteo potrebbe prendere un’altra strada

Autore:
Antonia Cataldo
  • Laureata in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 8 minuti

Dopo il 20 settembre lo scenario europeo potrebbe dividere nettamente il continente: caldo più deciso a ovest, aria più fresca a est. In mezzo, ancora una volta, c’è l’Italia. Ed è proprio questa posizione “di confine” a rendere la previsione tutt’altro che semplice.

A cityscape view captures dramatic storm clouds and sunset hues, creating a striking scene.
Photo by Жанна Алимкулова – Pexels

L’idea che l’estate sia ormai archiviata, almeno per ora, sarebbe troppo netta. Allo stesso modo, però, lo sarebbe anche immaginare un ritorno pieno e duraturo del caldo senza fare i conti con segnali atmosferici sempre più diversi tra loro. La vera questione, infatti, non è tanto l’arrivo o meno di una perturbazione isolata, quanto l’equilibrio molto delicato che si sta delineando sull’Europa nella terza decade di settembre.

Le elaborazioni mostrano infatti uno schema piuttosto chiaro nella sua complessità: da una parte una solida area di alta pressione sull’Europa occidentale, dall’altra una circolazione differente tra Europa orientale e Balcani, dove l’aria potrebbe risultare più fresca e più instabile. Tra queste due strutture si inserisce il nostro Paese, che potrebbe trovarsi proprio lungo la linea di separazione tra due masse d’aria opposte. E quando il confine passa vicino all’Italia, anche piccoli spostamenti possono cambiare molto.

Una terza decade di settembre ancora tutta da interpretare

Un’estensione decisa dell’anticiclone dalla Penisola Iberica verso l’Europa occidentale e centro-settentrionale favorirebbe, in teoria, un ritorno della stabilità su larga scala. Spagna e buona parte dell’Europa occidentale sembrano poter beneficiare maggiormente di questo assetto. Per l’Italia, però, il quadro è meno lineare e molto più incerto.

Il nostro Paese potrebbe infatti restare sul margine orientale della struttura anticiclonica, quindi in una posizione estremamente sensibile. Poco più a est, infatti, si troverebbe una circolazione con geopotenziali più bassi, associata a masse d’aria più fresche e potenzialmente in grado di scivolare verso i Balcani e il Mediterraneo orientale.

Da qui nascono scenari molto diversi. Se l’alta pressione riuscisse ad avanzare ulteriormente verso est, l’Italia entrerebbe con maggiore decisione nella sua influenza: ne deriverebbero giornate più stabili, asciutte e, in alcune zone, ancora miti o persino calde per il periodo. Se invece il promontorio restasse più arretrato sull’Europa occidentale, il suo lato orientale potrebbe aprire la strada a correnti settentrionali o nord-orientali dirette verso il Mediterraneo centrale.

In altre parole, non siamo davanti a una traiettoria già scritta verso l’autunno. Piuttosto, ci troviamo in una fase di confronto tra due configurazioni atmosferiche molto diverse, con l’Italia esposta a ogni minimo aggiustamento della loro posizione.

A moody landscape featuring a river under dramatic storm clouds at sunset.
Photo by Guillaume Boulanger – Pexels

Il possibile incontro tra due masse d’aria vicino alla Penisola

È proprio questo il punto che rende la previsione più delicata. A ovest potrebbe persistere una massa d’aria più calda, associata alla protezione anticiclonica; a est, invece, potrebbe dominare aria sensibilmente più fresca, pronta a muoversi verso il settore balcanico e, in parte, verso il Mediterraneo.

Quando il Mediterraneo centrale si trova lontano dalla zona di contrasto tra queste figure bariche, le previsioni tendono a essere più semplici. Se l’alta pressione occupa l’Italia in modo stabile, prevalgono condizioni asciutte e cieli spesso sereni. Se invece una depressione entra direttamente nel quadro, aumentano nuvolosità e instabilità. Ma nella terza decade di settembre potremmo trovarci in una situazione molto meno definita, quasi da bilico meteorologico.

Tra il 21 e il 24 settembre, infatti, non è da escludere un contesto in cui grandi figure atmosferiche opposte si fronteggiano proprio in prossimità del nostro Paese. Ed è anche per questo che i modelli numerici possono cambiare parecchio da un aggiornamento al successivo senza che ciò significhi un errore improvviso: aumentando la distanza temporale, crescono inevitabilmente le incertezze legate alle condizioni iniziali e alla simulazione dell’atmosfera.

In un contesto del genere, basta poco per cambiare la lettura complessiva. Un piccolo spostamento dell’anticiclone, o una leggera variazione della traiettoria depressoria, possono spostare il confine tra tempo stabile e ritorno di correnti più fresche.

La variabile da monitorare: un eventuale affondo dall’est

Tra le possibilità più interessanti c’è anche quella di una discesa, o meglio di una retrogressione, di parte della circolazione depressionaria presente sull’Europa orientale. In questo caso, il movimento avverrebbe da est verso ovest o sud-ovest, avvicinandosi prima all’Adriatico e poi, eventualmente, al Mediterraneo centrale.

Si tratterebbe di uno schema diverso da quello più comune, che vede molte perturbazioni procedere da ovest verso est seguendo la corrente occidentale delle medie latitudini. Tuttavia, in presenza di configurazioni bloccate o molto ondulate, anche le traiettorie meno consuete diventano possibili. Non è dunque una dinamica da considerare impossibile, ma certamente da valutare con attenzione.

Il nodo vero, in questo caso, riguarda la forma dell’alta pressione collocata più a nord e a ovest. Se il promontorio cambiasse anche solo in parte la sua posizione, potrebbe lasciare più spazio alla depressione orientale, favorendone un avvicinamento all’Italia. In caso contrario, la stessa saccatura resterebbe confinata sui Balcani o sul Mediterraneo orientale, con il nostro Paese più protetto dall’anticiclone.

Gli effetti, naturalmente, sarebbero molto diversi. Nella prima ipotesi aumenterebbero ventilazione settentrionale o nord-orientale, calo termico e instabilità, soprattutto inizialmente sui versanti adriatici e meridionali. Nella seconda, invece, l’Italia potrebbe continuare a beneficiare di una prevalenza di tempo più stabile, con temperature meno lontane dai valori tipici di fine estate.

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Photo by DeltaWorks – Pixabay

Perché parlare di fine estate è ancora prematuro

La questione, dunque, non riguarda soltanto l’intensità di una eventuale depressione. Prima ancora bisogna capire come si disporrà l’intero disegno barico europeo: fino a dove riuscirà a spingersi l’alta pressione occidentale, quanto spazio conquisterà verso est e in che modo si muoveranno le anomalie depressionarie sul suo lato orientale.

Se anche uno solo di questi elementi cambiasse, cambierebbe di conseguenza anche lo scenario sull’Italia. Una depressione rimasta più orientale lascerebbe gran parte della Penisola sotto una maggiore influenza anticiclonica; un suo spostamento verso il Mediterraneo centrale produrrebbe invece effetti ben diversi, con un possibile incremento dell’instabilità. È un equilibrio sottile, e proprio per questo così difficile da interpretare con precisione nei dettagli.

Non sorprende, quindi, che le tendenze disponibili mostrino ancora indicazioni non perfettamente allineate. Alcune enfatizzano la tenuta dell’anticiclone, altre lasciano aperta la porta a un maggiore coinvolgimento delle correnti fresche orientali. Non si tratta di una contraddizione da cancellare scegliendo l’ipotesi più spettacolare: è semplicemente il riflesso di una fase atmosferica ancora in evoluzione.

E c’è un’ulteriore distinzione da tenere presente. Anche se dopo il 20 settembre aria più fresca dovesse effettivamente raggiungere l’Italia, non si potrebbe automaticamente dichiarare finita ogni residua parentesi mite. Un ingresso fresco ben organizzato segnerebbe certamente un passo in avanti verso l’autunno, con valori termici più bassi e un’atmosfera più ventilata. Ma settembre resta pur sempre un mese di transizione, nel quale fasi fresche e ritorni anticiclonici possono ancora alternarsi con una certa facilità.

Bright sunny day with vivid blue sky and fluffy clouds.
Photo by Pixabay – Pexels

Le medie degli ultimi aggiornamenti, per esempio, indicano temperature in linea con la norma al Centro-Nord nella settimana 21-27 settembre, ma ancora sopra media al Sud; nella settimana successiva, poi, si intravede un nuovo rialzo termico, con valori nuovamente superiori alla media su tutto il Paese. Non si tratta della previsione del tempo giorno per giorno, ma di un segnale utile: un eventuale raffreddamento della terza decade non basta, da solo, a decretare l’arrivo di una fase fredda stabile.

La vera domanda, quindi, non è se l’estate sia già finita. La domanda giusta è un’altra: quanto riuscirà a cambiare la massa d’aria che insiste sull’Italia, e per quanto tempo durerà l’eventuale cambiamento?

Se il promontorio anticiclonico conquisterà spazio verso est, la terza decade potrà iniziare con condizioni stabili e temperature ancora relativamente elevate. Se invece l’alta pressione si svilupperà soprattutto verso nord, lasciando più scoperto il suo fianco orientale, allora si aprirà spazio per una discesa fresca verso i Balcani e, forse, per un coinvolgimento diretto della Penisola.

Tra questi due estremi esistono molte soluzioni intermedie. In alcune, solo Adriatico e Sud risentirebbero maggiormente della circolazione orientale, mentre Nord e versanti tirrenici resterebbero più protetti. Ed è proprio per questo che, in questa fase, parlare di fine definitiva dell’estate sarebbe ancora troppo presto.

L’Italia potrebbe trovarsi, dopo il 20 settembre, nella posizione meteorologicamente più interessante d’Europa: non del tutto immersa nell’aria calda occidentale e non ancora conquistata in modo definitivo da quella più fresca orientale. Insomma, il verdetto non è ancora arrivato.

Non date settembre per scontato: immagini e foto