Il nuovo turismo mordi e fuggi conquista l’Europa (ma è un problema)
L’extreme daytrip è l’ultima frontiera del turismo mordi e fuggi, che sta spopolando nel Regno Unito e inizia a prendere piede anche in Europa. Volano di un turismo distruttivo, questo nuovo trend è figlio della crisi economica, e rischia di portare al collasso le principali destinazioni, schiacciandole tra overtourism e massificazione incontrollata.

In passato, quando si parlava di vacanza, ci si riferiva alla settimana di ferie che si trascorreva con la famiglia in un unico luogo, possibilmente di mare. Con il passare del tempo i trend di viaggio sono cambiati radicalmente, e oggi si hanno sempre meno tempo e meno soldi da destinare alle partenze. Per questo, in Regno Unito così come in altre parti d’Europa, si stanno diffondendo i viaggi all’estero low cost con andata e ritorno in giornata.
Il fenomeno, chiamato extreme daytrip, da un lato risponde alle esigenze del turista moderno che non vuole rinunciare a viaggiare, fosse anche per un solo giorno, ma dall’altro mette a rischio le destinazioni più in voga, aumentando l’overtourism e l’impatto ambientale sui territori.
Extreme daytrip

Arrivo in aeroporto quando è ancora buio, partenza con le prime luci del giorno, e arrivo a destinazione mentre la città si sta ancora svegliando. Inizia così l’avventura degli extreme daytrippers, ossia dei viaggiatori giornalieri che in sole 24 ore visitano tutto il visitabile e poi tornano a dormire nel proprio letto. Una volta scesi dall’aereo parte poi la corsa contro il tempo per spuntare voci di una lista di cose da fare (spesso numerose), vedere e mangiare nella meta prescelta, per poi rifare tutto il percorso a ritroso e prendere l’ultimo volo della giornata per tornare a casa. Se solo leggendo questo tour de force viene il fiatone, figurarsi a viverlo realmente.
A farlo però, sono sempre più persone, che non riescono a permettersi una vacanza vera e propria o non hanno abbastanza tempo da ritagliarsi, e scelgono di non rimanere a casa nonostante tutto. A riportare la diffusione di questo fenomeno è la BBC, che nel Regno Unito registra un trend in aumento e mette in guardia circa i rischi sia ambientali che turistici di questa pratica. In un momento storico fatto di overtourism, massificazione e viralità, questo tipo di approccio non può far altro che peggiorare una situazione già critica, soprattutto nelle grandi città.
Destinazioni a rischio collasso

La minaccia per gli ecosistemi è serissima: utilizzando come mezzo di trasporto i voli low cost, si genera un impatto ambientale estremamente negativo, contribuendo al consumo di carburante che non viene ammortizzato su più giorni, ma che si concentra anzi in due tratte in meno di 24 ore. Con la crisi attuale in Medio Oriente, poi, che sta facendo diventare il carburante una merce rara, uno spreco del genere è da evitare ad ogni costo. Inoltre, si affollano piazze, musei e strade senza pernottare, il che va a discapito delle strutture ricettive e della residenzialità, che viene assalita da turisti mordi e fuggi in cerca solo di un’esperienza estrema.
In alternativa a questi viaggi frenetici e da cardiopalma, si può invece optare per:
- turismo lento,
- turismo di prossimità,
- mobilità dolce (cammini, cicloturismo, viaggi in treni storici),
- esplorazione della propria città,
- dupe destinations,
- escursioni outdoor,
- gite fuori porta in aree rurali.
Si tratta di soluzioni turistiche che non hanno nulla da invidiare alle mete più gettonate del mondo, ma che al contrario dell’extreme daytrip rispettano l’ambiente, le comunità e il territorio.