Le chiese di Lalibela in Etiopia, affascinano studiosi e turisti per il manto di mistero che l’avvolgono
Un re predestinato dalla nascita a governare un potente impero e una visione divina: ecco gli ingredienti che ci celano dietro al leggenda di una delle figure più misteriose d’Africa, l’imperatore Lalibela. Le undici chiese da lui fatte creare affascinano studiosi e turisti per il manto di mistero che l’avvolgono.
Guarda il video

L’Etiopia è da sempre legata strettamente al cristianesimo, tanto da essere anche la protagonista di alcune leggende famose come quella a proposito del Sacro Graal o dell’Arca dell’Alleanza.
E ci possiamo spingere anche più in là, perché studiando al radiocarbonio i reperti recentemente scoperti di una chiesa a 30 miglia a nord-est di Aksum, capitale dell’antico regno di Aksumite sorto nel I secolo d.C., si è visto che la struttura fu costruita nel IV secolo d.C., ovvero più o meno lo stesso periodo in cui l’imperatore romano Costantino legalizzò il cristianesimo.
Ciò significherebbe che gli etiopi conobbero il cristianesimo e si convertirono ad esso prima di Roma e Costantinopoli, almeno ufficialmente.
Mito e storia intrecciati
Il regno di Aksum cadde intorno al 960, e da quel momento l’Etiopia visse un’epoca buia che terminò soltanto nel 1181, con l’ascesa al trono dell’imperatore Gebre Maskal Lalibela.
La sua è una figura i cui contorni passano dal mito alla storia e viceversa.
La storia/leggenda narra che quando l’imperatore nacque uno sciame di api lo circondò, senza però lasciare alcun segno né aggredirlo. Allora la regina, sua madre, chiamò il figlio Lalibela che significa “le api riconoscono la sua sovranità”.
Il fratello maggiore, a quel punto, ne fu geloso e ordinò di avvelenare il giovane fratello, facendolo sprofondare in un sonno mortale. Durante questo sonno Lalibela fu portato in cielo da alcuni angeli, dove dichiarò di aver osservato delle strane costruzioni.
Successivamente Dio lo riportò in vita a patto che costruisse nella capitale del regno chiese simili a quelle che aveva visto in sogno.
Quindi, non appena fu incoronato re, Lalibela ordinò l’edificazione delle undici chiese monolitiche; la leggenda dice che queste siano state costruite in 24 anni solo grazie all’aiuto degli angeli che di notte continuavano il lavoro degli uomini.
Le undici chiese monolitiche
Il complesso di chiese di Lalibela può essere senza dubbio dichiarato come la massima espressione del cristianesimo in Etiopia, tanto che il sito viene chiamato anche “la Gerusalemme d’Etiopa“.
Quello che rende uniche queste undici monumentali chiese è il fatto di non essere state costruite, ma scolpite direttamente nella roccia del monte Abuna Josef, ad un’altitudine di ben 2600 metri.
Oltre alla loro bellezza mozzafiato, quello che attrae visitatori e studiosi da tutto il mondo è anche il mistero che aleggia su queste strutture; infatti ancora non si sa con assoluta certezza quando e da chi queste furono costruite, né come sia stato possibile scolpirle con tanta precisione. Quello che sappiamo per certo ad oggi, è che appartengono a epoche molto diverse.
Di alcune di queste chiese emerge solo la facciata, mentre altre sono totalmente libere dalla massa rocciosa e si ergono come edifici monolitici.
Nonostante vengano suddivise in due gruppi principali, composte da cinque chiese ciascuno, più una, la Biet Ghiorgis (Casa di San Giorgio) che rimane più isolata, queste risultano tutte collegate tra loro da una rete di gallerie ancora parzialmente inesplorate.
Le maestose e colorate sale all’interno delle chiese sono ancora oggi utilizzate dai fedeli cristiani d’Etiopia per pregare.
Oltre queste fantastiche chiese, l’Etiopia è luogo anche di tante altre bellezze e particolarità, come ad esempio il popolo Mursi e la loro singolare tradizione.
