Napoli esoterica: il teschio con le orecchie
Il teschio con le orecchie della chiesa di Santa Luciella a Napoli è uno dei modi per avvicinare i viaggiatori a quel crogiolo fatto da ampolle di sangue e corni rossi regalati e sfregati per ingraziarsi la fortuna o una mano dall’alto!
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Santa Luciella ai Librai
I viaggiatori che per la prima volta arrivano a Napoli subiscono l’effetto della porosità che coinvolge sia la struttura urbana che il modus vivendi dei suoi abitanti. Anche nel rapporto con Dio e la fede. Per vederlo da vicino, i viaggiatori hanno da appuntare un piccolo spazio indicativo, Santa Luciella.
Questa chiesetta d’origine medievale sommersa nel tufo di vicoli e palazzoni del centro storico di Napoli, tra la via dei presepi e Spaccanapoli.
Questa piccola costruzione nata dietro il volere del giureconsulto angioino Bartolomeo di Capua trovò devoti nei lavoratori del piperno, la pietra con cui è forgiata Napoli, alla ricerca di tutela e protezione della vista e degli occhi.
Chiuso dopo il dramma del terremoto dell’ 80’, ha ritrovato luce dal 2019 grazie all’indefesso lavorio di recupero dell’associazione Respiriamo Arte e al Pio Monte della Misericordia.
Tutto ciò non dovrebbe sorprendere i visitatori della città partenopea.
Napoli vanta oltre 500 chiese, affastellate di ex-voti, a cui sommiamo le edicole votive e il culto delle anime pezzentelle che riempie interi quartieri.
Ma Santa Luciella è anche altro, perché tra gli ex voto e forme barocche su un altare goticheggiante, cela e conserva un pezzo di storia dell’identità napoletana: Il teschio con le orecchie.
Le anime pezzentelle
Una precisazione è d’uopo! Il teschio ha un’accezione positiva nel folklore napoletano.
Questo costume rientra nel culto delle anime pezzentelle che nel Seicento esplose con il culto delle reliquie.

Spesso posta sotto le campane come le madonne, la “capa ‘e morte”, è un memento mori, richiama la brevità della vita. Ma a Napoli possiede un fattore ulteriore, richiama ad una persona defunta di cui si invoca protezione e conforto, “‘a ggrazzia”.
Pertanto, il teschio con le orecchie è apparentemente uno dei crani che i visitatori possono vedere a Santa Luciella. Fino all’avvento del “cimitero delle 366 fosse” voluto da re Nasone e dall’ingegnere Fuga, i defunti erano sepolti nelle terre sante, fosse ampie nelle cripte delle chiese.

Le orecchie, per ascoltare grazie e preghiere
Il teschio con le orecchie, stando agli studi non è pompeiano o medioevale, ma seicentesco ed appartenente ad un uomo. La forma è frutto di un distaccamento della parte superiore del cranio, con cartilagini ai lati.
Un dato che ha attirato prestamente l’immaginario popolare. Il luogo e la reliquia ponevano questa “capa di morte” come ponte tra questo e l’altro mondo, declamando o sussurrando preghiere e richieste.
Una pratica che rientra nella spiritualità e nella devozione prettamente napoletana, in cui sacro e profano vanno a braccetto. Napoli detiene numerosi feticci attorno cui viene a convivere e racchiudere le più ardite manifestazioni devozionali e folkloriche.
Basti pensare agli epiteti dispregiativi come “faccia gialla” rivolti al patrono S. Gennaro per lo scioglimento del sangue.
La struttura (ingresso 6 euro) è facilmente individuabile nel centro storico, seguendo via S. Biagio ai librai, poco dopo la via dei presepi.