Stop al riconoscimento facciale in aeroporto: la decisione del Garante
Il Garante della privacy ha sospeso l’uso del riconoscimento facciale in aeroporto. L’ente ne ha dato comunicazione ufficiale con una circolare pubblicata all’interno del suo sito, ma quali sono stati i motivi che l’hanno costretto a prendere tale decisione?
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Da un po’ di anni, presso l’aeroporto di Milano Linate e Roma Fiumicino è stato implementato il riconoscimento facciale. Si tratta di una tecnologia in grado di accettare l’imbarco dei passeggeri soltanto con i dati biometrici anziché l’uso della carta di identità.
Una soluzione comoda ma anche “preoccupante”, almeno secondo il Garante della Privacy, che ha accennato di aver sospeso l’autenticazione biometrica per alcune violazioni legate al trattamento dei dati personali. Ma approfondiamo i dettagli rilasciati dal GPDP.
Riconoscimento facciale bloccato in aeroporto: i motivi

Ad oggi il riconoscimento facciale in aeroporto è stato sospeso secondo le volontà del Garante della Privacy. La prima infrastruttura che ha introdotto l’autenticazione biometrica è stata Linate, già nel biennio 2029/2020, a seguire Roma Fiumicino (qualche anno dopo, nel 2024).
Sul sito ufficiale del GPDP si legge chiaramente che questa decisione non è stata presa allo scopo di rallentare l’innovazione, ma di porre attenzione al trattamento dei dati dei passeggeri e al tempo stesso di accelerare gli imbarchi.
Nell’aeroporto meneghino il servizio prendeva il nome di Faceboarding, e veniva utilizzato dalle compagnie aeree Scandinavian Airlines e Ita Airways.
Mentre nella Capitale italiana era stato chiamato You Board. In entrambi i casi i viaggiatori potevano registrarsi su un portale dedicato e mantenere l’account attivo per 12 mesi.
I numeri del Faceboarding

Dopo un attento controllo il Garante della Privacy ha preferito bloccare il servizio di Faceboarding a Milano Linate e You Board a Roma Fiumicino. La sospensione è temporanea, almeno fino a quando non verrà implementato un sistema di sicurezza più efficiente.
Al 31 luglio scorso, nel 2024, l’autenticazione facciale era stata utilizzata (a Linate) da ben 25.000 viaggiatori. Un numero soddisfacente, anche se a destare dubbi al GPDP era proprio la gestione dei dati acquisiti dal sistema.
Il Faceboarding si rivela un ottimo strumento in linea con l’idea di eliminare la carta di identità cartacea e digitalizzare e velocizzare gli imbarchi, motivo per cui il Garante sottolinea che non sussiste il divieto di attuare una simil tecnologia, purché si rispetti la normativa sulla privacy.
I deficit individuati dal Garante
Nel provvedimento dell’11 settembre il Garante evidenzia diverse criticità che rendono non conforme il sistema adottato dal gestore aeroportuale SEA. Il primo deficit fa capo alla sola titolarità e anche gestione dei dati da parte della Società degli Esercizi Aeroportuali.
In secondo luogo non è ammessa la sola conservazione dei dati dei passeggeri nel cloud della compagnia aerea che accetta gli imbarchi con l’autenticazione biometrica.
Infine, il modello biometrico FaceBoarding di SEA non permette all’interessato di poter gestire le informazioni registrate nel sistema (oltre che l’acquisizione del volto del passeggero).
Si attende dunque, l’implementazione di una autenticazione che sia in linea con la privacy.