Questo paese è il più sicuro d’Europa per chi va al mare: vale più di ogni bandiera blu
L’Italia registra uno dei tassi di mortalità per annegamento più bassi d’Europa. A evidenziarlo è la nuova campagna “Annegamenti Zero”, che punta a rendere ancora più sicure le spiagge italiane.

L’Italia continua a distinguersi tra le principali destinazioni balneari europee non solo per il numero di turisti, ma anche per i risultati raggiunti sul fronte della sicurezza in mare. Secondo i dati diffusi da SIB-Fipe Confcommercio, il nostro Paese registra 5,7 decessi per annegamento ogni milione di abitanti, un valore nettamente inferiore alla media europea di 11,1. Un risultato significativo se si considera che ogni estate le coste italiane accolgono circa 180 milioni di presenze turistiche, oltre a milioni di escursionisti.
Alla base di questi numeri c’è il modello della balneazione attrezzata, fondato sulla presenza degli stabilimenti balneari e degli assistenti al salvataggio. In Italia ogni stabilimento in concessione è infatti obbligato a garantire il servizio di sorveglianza durante tutto l’orario di apertura e, in molte località, il presidio viene rafforzato dai Piani Collettivi di Salvamento, con torrette di avvistamento distribuite lungo il litorale. Secondo SIB-Fipe, questo sistema rappresenta uno dei principali motivi per cui le spiagge italiane sono oggi considerate tra le più sicure d’Europa.
“Annegamenti Zero”: le proposte per rendere le spiagge ancora più sicure

In occasione della presentazione della campagna “Annegamenti Zero”, SIB-Fipe Confcommercio ha ricordato che nell’Unione europea si registrano ogni anno quasi 5.000 decessi per annegamento accidentale, pari a circa il 2,8% di tutte le morti accidentali, secondo gli ultimi dati disponibili di Eurostat. L’Italia si attesta a circa 338 decessi all’anno, mantenendo uno dei migliori rapporti tra popolazione, affluenza turistica e sicurezza. A confermare il ruolo centrale dell’Italia nel turismo balneare europeo c’è anche il numero di aree destinate alla balneazione. Il Report della Commissione europea del 16 giugno 2026 ne censisce 5.535 nel nostro Paese, il dato più alto del continente e pari a circa il 25% di tutti i siti monitorati in Europa.
La nuova campagna “Annegamenti Zero” vuole sensibilizzare cittadini e istituzioni attraverso attività di informazione e avanza anche alcune proposte, tra cui maggiori risorse ai Comuni per rafforzare la sorveglianza sulle spiagge libere, nuovi strumenti per contrastare i comportamenti pericolosi e una maggiore valorizzazione della figura degli assistenti bagnanti. L’obiettivo dichiarato è ridurre ulteriormente gli incidenti fino ad avvicinarsi al traguardo degli “annegamenti zero”.
Gli altri Paesi europei messi a confronto con l’Italia

Lo studio diffuso da SIB-Fipe mette in evidenza come diversi Paesi europei presentino tassi di mortalità per annegamento superiori a quello italiano. Le differenze dipendono anche dai diversi modelli di sorveglianza adottati lungo le coste e dall’organizzazione dei servizi di salvataggio.
- Francia: è il Paese europeo con il maggior numero di vittime, con 737 decessi annui per annegamento accidentale e immersione. Non tutte le spiagge sono obbligatoriamente sorvegliate.
- Spagna: registra 537 decessi all’anno, risultando il secondo Paese europeo con il numero più elevato di vittime. Qui la sorveglianza delle spiagge dipende principalmente dalle risorse economiche dei singoli Comuni e spesso è limitata a determinati orari.
- Germania: conta 476 decessi annui, nonostante gran parte degli episodi avvenga in laghi, fiumi e acque interne.
- Polonia: secondo i dati raccolti, registra 466 vittime ogni anno.
- Romania: si attesta a 458 decessi annui, un dato che la colloca subito dopo la Polonia nella classifica europea.
- Grecia: con 398 vittime all’anno, continua a registrare numeri elevati nonostante la forte vocazione turistica delle sue coste.