Voli per l’Asia sempre più cari: cosa sta succedendo a causa della guerra
Tra le tante conseguenze della guerra in Medio Oriente si stanno registrando effetti notevoli anche sul traffico aereo internazionale. Tra voli deviati, spazi aerei chiusi e prezzo del carburante alle stelle, i biglietti aerei per l’Asia stanno diventando sempre più costosi. Vediamo insieme la situazione.
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Nei primi giorni di marzo 2026 il costo dei biglietti aerei tra Europa e Asia ha registrato aumenti significativi, mostrando picchi vertiginosi per alcune tratte, anche fino al 900% in pochi giorni. È questo uno dei tanti effetti della guerra in Medio Oriente. Il conflitto sta infatti modificando le rotte aeree internazionali e riducendo i voli disponibili. Dunque, i biglietti aerei per l’Asia stanno diventando sempre più cari a causa della chiusura o delle limitazioni dello spazio aereo in Medio Oriente, area strategica situata tra i due continenti.
Sono diversi gli hub per i collegamenti intercontinentali che hanno interrotto le operazioni. Molte compagnie aeree sono state costrette a cancellare i voli o a deviare altrove le loro rotte. Di conseguenza si registra una scarsità di voli da e per l’Asia e, per quelli disponibili, i biglietti risultano essere notevolmente più cari rispetto a prima. La deviazione delle rotte aumenta i tempi di volo con maggiori costi che le compagnie aeree devono sostenere, con inevitabili ricadute sui prezzi dei biglietti. Sono per prendere un dato, il volo Bangkok–Milano ha registrato un +84% in sole 24 ore.
Voli per l’Asia deviati e carburante più caro

Ma non si tratta solo della deviazione delle rotte dagli hub intercontinentali medio orientali. La guerra in corso ha determinato anche un’impennata del costo del carburante. Le tensioni internazionali hanno avuto un forte impatto sul costo delle materie prime e dell’energia, facendo salire il prezzo del carburante per gli aerei, soprattutto nei voli a lungo raggio.
Le compagnie aeree stanno evitando di volare anche su zone che sono considerate pericolose e a rischio, utilizzando corridoi aerei più lunghi e trafficati. Ciò comporta anche la necessità di effettuare scali più frequenti per il rifornimento, operazioni che generano costi aggiuntivi che ricadono sui passeggeri, sia in termini di tempo che di prezzi. Inoltre, anche alcuni corridoi aerei alternativi sono considerati a rischio, come quello sull’Arabia Saudita. Insomma, lo scenario resta molto incerto e instabile.
Cosa cambia per chi deve partire per l’Asia
Si consiglia ai passeggeri che stanno programmando di partire per l’Asia o che sono in procinto di rientrare in Europa di informarsi presso le compagnie aeree e la Farnesina attraverso il portale web Viaggiare Sicuri. Da considerare attentamente che la chiusura, totale o parziale, degli hub di Dubai, Abu Dhabi e Doha, il fermo delle compagnie Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways, l’utilizzo di corridoi a rischio comportano conseguenze pratiche e disagi:
- biglietti per l’Asia più costosi a causa dei costi operativi e logistici
- tempi di volo più lunghi per le rotte deviate dalle aree del conflitto
- meno collegamenti diretti e più scali
- disponibilità limitata di posti soprattutto per effetto del rientro
- possibili cancellazioni o variazioni di giorni e orari per la riprogrammazione dei voli.
Dunque, una situazione non facile, anche se va considerato che i voli verso l’Asia, pur ridotti, non sono stati completamente sospesi grazie alla rimodulazione delle rotte aeree. Finché la guerra in Medio Oriente continuerà, occorre aspettarsi un probabile aumento dei prezzi dei biglietti aerei e possibili disagi dovuti al continuo adattamento delle compagnie alla situazione internazionale.