Nel centro dell’Himalaya troviamo il Bhutan, il Paese più felice del mondo: ecco quale filosofia di pensiero seguono i suo abitanti

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Anche se poco noto, c’è un piccolo Paese appartenente al Sud dell’Asia, nello specifico nell’Himalaya, che con i suoi 700.000 abitanti è considerato uno dei posti più poveri del nostro pianeta. Nonostante sia raggiungibile tramite i pochi aerei disponibili, il Bhutan è considerato il “Paese più felice del mondo”.

Bhutan
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Il Bhutan è uno Stato dell’Himalaya orientale, noto per essere il “Paese più felice del mondo“, nonostante il suo stato di assoluta povertà.

Il motivo per il quale i suoi abitanti vivono felicemente, è strettamente legato ad una ricerca effettuata da due psicologici dell’Ateneo del Kentucky: Roy Baumesiter e Nathan DeWall. I risultati hanno evidenziato che contemplare la morte possa scaturire pensieri felici (anche rispetto ad una semplice ma dolorosa visita dal dentista).

Questa filosofia è stata concepita dal popolo di Bhutan, preservando negli anni il pensiero di vivere il presente senza temere la morte, generando degli stimoli positivi e sereni. Questo concetto riprende la cultura buddista, evitando che la globalizzazione possa influenzare il loro modo di vivere.

Come si vive a Bhutan, il Paese della felicità?

Paese più felice del mondo
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Gli abitanti di Bhutan fino a una ventina di anni fa erano soliti vivere senza tecnologia: dall’assenza dei televisori all’inutilizzo di internet. Oggi, seppur la situazione sia cambiata (adeguandosi maggiormente alle usanze odierne), vi sono dei limiti per quanto riguarda il turismo.

L’ingresso al Paese asiatico è consentito ad un numero ristretto di visitatori all’anno sotto pagamento di una cifra pari a 200 dollari giornalieri. Questo metodo, serve al popolo come una sorta di protezione dell’ambiente in cui vivono, adeguandosi – almeno in parte – ai tempi moderni senza stravolgere le loro usanze.

I Bhutanesi, vivono strettamente legati alla tradizione buddista. Essi – a differenza di noi occidentali – vedono la morte come un nuovo inizio e come dice il buddismo:

Non dovresti aver paura di morire più di quanto non temi di buttar via i tuoi vecchi vestiti.

La cultura bhutanese suggerisce al popolo di meditare 5 volte al giorno sulla fine dell’esistenza. Il loro concetto di morte è così profondo che per un decesso sono previsti 49 giorni di lutto. Un periodo intenso sulla quale ci si sofferma a riflettere sulla fine dell’esistenza per raggiungere – paradossalmente – la felicità.

La felicità interna lorda

Budda
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Un altro dei motivi per il quale il Bhutan è il Paese più felice del mondo, si basa sul concetto fondato negli anni ’70 dal re Jigme Singye Wangchuck che esprime il progresso sia economico che morale del popolo nell’acronimo FIL ovvero felicità interna lorda.

Contrariamente al PIL occidentale dove si tiene conto esclusivamente della crescita quantificata in soldi, il FIL bhutanese tiene conto della felicità dell’intero Paese, ponendo attenzione alla qualità della vita basata sull’ecosistema in cui vivono i cittadini.

In un’intervista rilasciata al Financial Times nel 1972, il re Jigme Singye Wangchuck ha espresso il suo concetto di felicità in un’unica frase:

La felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo.

Più semplicemente per il re è molto più impattante basarsi sulla sintonia e armonia sociale (dando valore alla bellezza della natura), piuttosto che basare tutto e solo sui soldi.

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