Il terzo Paese più piccolo del mondo dice addio al nome con cui era conosciuto
Il terzo Paese più piccolo del mondo dice addio al nome con cui era conosciuto a livello internazionale, recuperando la propria denominazione tradizionale e rivendicando identità, lingua e storia.
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Nauru dice addio al suo nome. Da agosto 2026 il piccolo Stato insulare dell’Oceano Pacifico ha adottato ufficialmente il nome di Repubblica di Naoero, una decisione che segna una svolta storica per un Paese di circa 12.000 abitanti e appena 21 chilometri quadrati di superficie. La modifica è stata annunciata dal presidente David Adeang dopo l’approvazione dell’emendamento costituzionale da parte del Parlamento e l’avvio delle procedure di riconoscimento internazionale.
Il cambiamento non è soltanto simbolico. “Naoero” è infatti il nome originario utilizzato nella lingua locale, mentre “Nauru” era diventato la forma internazionale durante il periodo coloniale perché ritenuta più semplice da pronunciare dagli europei. Con la riforma cambiano anche il codice internazionale del Paese, che passa da NRU a NRO, e la denominazione dei cittadini, che saranno indicati come dei-Naoero.
Perché Nauru ha scelto di tornare a chiamarsi Naoero

Secondo il governo, la decisione nasce dalla volontà di recuperare un elemento fondamentale della propria identità culturale. Nel presentare il progetto, il presidente David Adeang ha spiegato che il nuovo nome rappresenta un modo per onorare il patrimonio storico, la lingua e le tradizioni dell’isola. Per l’esecutivo non si tratta di una scelta politica, bensì di un percorso di riaffermazione culturale che guarda alle future generazioni.
La storia di questo piccolo Stato del Pacifico è stata profondamente influenzata dalle potenze coloniali. L’isola passò sotto l’amministrazione tedesca alla fine dell’Ottocento, quindi fu governata da Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito, oltre a essere occupata dal Giappone durante la Seconda guerra mondiale. L’indipendenza arrivò soltanto nel 1968, ma il nome “Nauru” rimase quello utilizzato nei rapporti internazionali.
A distanza di decenni dall’indipendenza, Naoero continua ad affrontare sfide enormi. Dopo il boom economico garantito dall’estrazione dei fosfati negli anni Settanta, l’isola ha visto ridursi drasticamente le proprie risorse e deve fare i conti anche con gli effetti del cambiamento climatico, che minacciano un territorio quasi interamente pianeggiante. Il cambio di nome non risolve certamente questi problemi, ma rappresenta un messaggio forte sul piano identitario e culturale.
Cosa vedere nella nuova Repubblica di Naoero

Pur non essendo una meta turistica tradizionale, Naoero offre scorci sorprendenti a chi desidera conoscere una destinazione ancora lontana dai circuiti del turismo di massa. Nonostante sia uno degli Stati meno visitati al mondo, con collegamenti aerei limitati, voli spesso costosi e l’obbligo di ottenere un visto prima della partenza, Naoero custodisce luoghi che sorprendono per la loro bellezza tra spiagge, lagune e paesaggi modellati dall’attività estrattiva del passato.
- Anibare Bay: la spiaggia più famosa dell’isola, caratterizzata da sabbia chiara e palme che si specchiano sull’oceano.
- Buada Lagoon: l’unico lago interno di Naoero, immerso nella vegetazione tropicale.
- Command Ridge: il punto più elevato dell’isola, dove si trovano resti della presenza giapponese durante la Seconda guerra mondiale.
- Moqua Caves: un sistema di grotte naturali che custodisce una delle principali riserve di acqua dolce del Paese.
- Le aree minerarie centrali: sono la testimonianza dell’intensa estrazione di fosfati che ha segnato l’economia e il paesaggio dell’isola per decenni.