Madagascar vacanze diario di viaggio

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Consigli utili e informazioni

Il Madagascar non è di  certo una destinazione che fa al caso di tutti, bensì solo per coloro che hanno spirito di adattamento e di avventura, che hanno voglia di vedere e di scoprire, anche se con qualche imprevisto, un affascinante e straordinario Paese come quello del Madagascar.

Madagascar clima

Pur essendo un Paese tropicale, ha caratteristiche climatiche e fisiche molto differenti.

Al centro del Madagascar si trova una catena montuosa (altipiano) che si estende per tutta la lunghezza del Paese.

Ad est prevalentemente il clima è umido e la vegetazione è quella tipica delle foreste pluviali mentre le regioni della costa sud occidentale hanno un clima piuttosto arido con una vegetazione più tipicamente “africana”.

In base alla zona in cui si decide di andare quindi è meglio informarsi bene nello specifico.

Io ho visitato il Nord ad agosto e ho incontrato notevoli sbalzi termici tra un posto e l’altro: Antananarivo e Montagne d’Ambre presentano temperature piuttosto basse (da maglioncino di lana o pile per intenderci), mentre all’Ankarana, a Sainte Marie e a Nosy Be si stava tranquillamente in costume da bagno.

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Consigli su cosa mettere in valigia

Abbigliamento: sicuramente vestitevi a “cipolla” con buone scarpe da trekking.

Farmacia da viaggio: quella classica a discrezione del viaggiatore, non dimenticarsi comunque un olio per il corpo da spalmare contro le sand flies.

Se riuscite portate con voi qualche medicinale in più (antibiotici ad ampio spettro per es.) da lasciare nei dispensari dei villaggi.

Varie: non dimenticare una torcia con relative pile perché non sempre troverete l’energia elettrica nelle sistemazioni più semplici.

Racconto di una parte del viaggio in Madagascar

L’emozione più forte di questo viaggio, l’abbiamo attraversata quando dal Renala, splendido complesso di bungalows con gli occhi rivolti al mare, ci siamo fatti portare da Patrick all’Avenue du Baobab, che ha la grande magia di far sfuggire a qualunque foto il proprio canto silenzioso, che ti soffoca il respiro fino allo stomaco, e ti sconvolge il cuore, fino a farti dubitare della grandezza e della bellezza di ogni altro posto visto e vissuto in questo mondo, fatto di terra e di vita.

Si attraversa tutto il villaggio, e dopo una decina di chilometri di una strada asfaltata a groviera, rialzata per sfuggire alle alte maree della luna piena che tutto allagano, si devia a sinistra, imboccando una pista di polvere rossa che mette a dura prova qualunque fuoristrada.

Prima, sulla strada, ci siamo fermati un attimo ad ammirare il Sacro Baobab, solitario e millenario; il più grande, il più grosso, protetto da una fittissima vegetazione di arbusti che lo nasconde quasi fino alla sommità.

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E’ proprio un luogo sacro, meta di pellegrinaggi e di fady.

E’ stupefacente.

Lo ammiriamo in religioso silenzio.

Lungo la pista, iniziamo a scorgere qualche esemplare solitario che si erge dalla bassa vegetazione della campagna intorno.

Sono come statue, opere d’arte marmoree, in cui la natura si è sbizzarrita, esprimendo tutto il suo talento donato in virtù ai più grandi scultori antichi.

Eccone uno doppio; dalla stessa base hanno vita due gemelli siamesi di baobab.

E’ l’unico che vedremo così. E’ una pista attraversata in continuazione da carretti malmessi trainati da zebù, da poveri bimbi a caccia di un gioco, di gente scalza armata di lancia, che si avvia verso gli acquitrini all’ora del tramonto, quando grossi pesci si fermano e diventano facili prede.

Anche questa pista è un ponte nel tempo, che ci getta nel ventre della vita tribale immobile da centinaia di anni.

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Ma eccoci alla plurifotografati Avenue du Baobab.

Non esistono ne parole ne disegni per descrivere la sensazione di impotenza, stupore e fascino che si prova davanti ad uno spettacolo unico, sicuramente in Madagascar, ma che ha pochi eguali al mondo.

Un viaggio indimenticabile.

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