Viaggio al centro della terra nelle due caverne sorelle più profonde al mondo
La nostra amata Terra non smette mai di stupirci in quanto a belle naturali. Questa volta vi portiamo alla scoperta di due grotte degne di un romanzo di Jules Verne, che si dice arrivino fino al centro del pianeta.
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Scoprire i misteri del mondo è sempre stato uno degli scopi dell’essere umano. In tal senso, tra i misteri più affascinanti sicuramente c’è quello che avvolge il centro della Terra.
Oggi noi sappiamo che il nucleo del nostro pianeta è composto da materia solida e semi solida, incandescente come lava, ma gli uomini di periodi storici antecedenti al nostro hanno fantasticato nelle maniere più incredibili su questo luogo.
La ‘teoria’ più famosa e conosciuta è senza dubbio quella proposta da Jules Verne nel suo romanzo ‘Viaggio al centro della Terra’; nel cuore del pianeta ci sarebbero mondi utopici, animali fantastici e una vegetazione lussureggiante.
I protagonisti del romanzo utilizzavano il vulcano Sneffels come porta d’entrata verso il centro della Terra, ma nella realtà esistono due grotte, in Georgia, che si dice arrivino proprio lì nonostante (o proprio perchè) non siano state ancora del tutto esplorate.
La Grotta Veryovkina e la Grotta Krubera

La Grotta Veryovkina è stata recentemente riconosciuta come la grotta più profonda al mondo, superando di un centinaio di metri in profondità la grotta sorella, chiamata Krubera.
Sono grotte sorelle perchè si trovano entrambe in Georgia, paese conosciuto per la sua natura dalla bellezza estrema tanto da essere anche annoverata tra i Patrimoni dell’Umanità. Nello specifico, la regione è quella dell’Abkhazia, sul massiccio di Arabika nell’ovest del Caucaso; l’ingresso per la Krubera si trova a 2256 m di altitudine, mentre quello della Veryovkina si incontra a 2,285 m di altitudine.
La Grotta Krubera prende il nome dal professore e geografo russo Alexander Kruber, ma è conosciuta anche come Grotta Voronya o Voronja, o Grotta dei Corvi, per la grande presenza di nidi di corvi lì rinvenuti.
La Grotta Veryovkina, invece, prende il nome da Alexander Verëvkin, un esploratore di caverne che purtroppo morì proprio nella suddetta grotta in un’esplorazione datata 1983.
Esplorate e catalogate per la prima volta negli anni ’60 ad opera di studiosi georgiani, solo con spedizioni di molto successive (parliamo degli inizi degli anni 2000) gli speleologi si resero conto della loro incredibile profondità. Questo soprattutto perchè con l’avanzare della tecnologia fu possibile attrezzarsi sempre meglio per intraprendere quella che può essere considerata un’impresa al pari, se non peggiore, della scalata del monte Everest.
Ad oggi ancora non si è raggiunto il punto massino di profondità di entrambe per problemi legati alla possibilità di avanzare in cunicoli molto stretti.
L’organizzazione dietro l’esplorazione delle mega grotte
Questo tipo di spedizioni sono progettate con estrema cura perchè l’impresa è davvero da titani.
Solitamente lo staff è composto da un numero di persone molto alto, che può arrivare addirittura a cinquanta, ognuno con le proprie mansioni da svolgere per raggiungere un unico obiettivo: la mappatura totale della grotta.
Per far questo la spedizione può durare anche più settimane, durante le quali i ricercatori sono costretti ad accamparsi lungo la discesa, a diverse profondità sottoterra, dove dormono, mangiano e ‘vivono’ in un buio pesto, interrotto solo dalla luce artificiale delle loro torce.
Le grotte sono molto fredde e umide e, poiché il percorso verso il basso è indicato dai fiumi e ruscelli sotterranei che hanno compiuto quest’incredibile lavoro di scavo, solitamente c’è anche un grande fragore. Ma questo vuol dire anche che spesso gli esploratori sono costretti a calarsi lungo pozzi di acqua gelata o immergersi in sifoni.
L’attrezzatura necessaria per documentare e sopravvivere in un ambiente così ostile può arrivare a pesare anche diverse tonnellate, una cosa da non sottovalutare quando si tratta di doversela portare dietro in cunicoli angusti e pieni d’acqua.