Il CAI ha progettato un eco bivacco capace di resistere al cambiamento climatico. Ecco come sarà

Autore:
Sara Perazzo
  • Dott. Storia Medioevale

Il CAI ha recentemente progettato un eco bivacco capace di resistere al cambiamento climatico in alta montagna. Si tratta di una struttura in alluminio riciclato, interni in legno e una speciale coibentazione capace di trattenere il calore corporeo. Ecco come sarà.

cambiamento climatico montagna
Credit FrankBeckerDE Pixabay

La montagna è una specie di cartina al tornasole per le conseguenze del cambiamento climatico. E’ soprattutto in alta montagna che i suoi effetti si manifestano in modo più veloce ed eclatante che altrove. E a queste regole non sfuggono le montagne italiane, da tempo osservate speciali per lo scioglimento dei ghiacciai e le frane causate dal riscaldamento globale.

La montagna dunque è più fragile. Se per salvarla occorre mettere in atto misure di mitigazione e adattamento, l’uomo, oltre che rispettarla e salvaguardarla maggiormente, dovrà concepire un modo differente di fruire l’ambiente montano. E questo significa anche attrezzarsi, come ha fatto recentemente il CAI progettando un prototipo di futuro bivacco capace di resistere al collasso della montagna.

Il cambiamento climatico in alta montagna

cambiamento climatico in alta montagna
Credit mirkobozzato Pixabay

Tutto ha avuto inizio dall’osservazione di ciò che sta accadendo alla Capanna Margherita sul Monte Rosa. Si tratta del rifugio più alto d’Europa, inaugurato nell’estate del 1893 alla presenza della regina Margherita e che oggi ospita anche un osservatorio-laboratorio scientifico. La struttura è a rischio a causa della fusione del permafrost su cui sorge.

L’allarme fu lanciato nell’estate del 2019, quando a seguito di giornate troppo calde per la quota di cui stiamo parlando, il Club alpino italiano decise di commissionare uno studio al Politecnico di Milano. Il monitoraggio è tuttora in corso, ma la tendenza in atto è già chiara: i ghiacciai delle Alpi si stanno ritirando e lo stanno facendo sempre più velocemente.

L’eco bivacco: il nuovo progetto CAI

eco bivacco CAI
Prototipo eco bivacco. Credit: comunicato stampa CAI

Il CAI ha allora messo a punto una possibile risposta adattiva a ciò che sta avvenendo in alta montagna: realizzare rifugi che siano più leggeri e meno impattanti, proprio come un eco bivacco. Il prototipo del CAI presenta quattro caratteristiche fondamentali: sostenibilità, reversibilità, sobrietà e attenzione al paesaggio. La struttura prevede l’impiego di materiali riciclati o riciclabili al 100%, è estremamente leggera e presenta dimensioni minime per essere rimossa senza conseguenze per l’ambiente e il paesaggio circostante.

L’eco bivacco può contenere 6+2 posti letto e una zona pasto dedicata, è costituito essenzialmente da alluminio riciclato, interni in legno e coibentazione nella parte inferiore per trattenere il calore corporeo. Il Gruppo Pontiggia si è occupato della realizzazione e l’eco bivacco presenta anche diversi optional per una maggiore personalizzazione.

Antonio Montani, presidente del CAI, afferma: “Abbiamo una responsabilità forte, i rifugi. Farò di tutto per impedire di andare a consolidare rifugi con palificazioni. Se a causa della fusione del permafrost si ha bisogno di un tale intervento bisogna rimuovere la struttura e ripristinare lo stato iniziale. È in corso un processo di certificazione dei rifugi in quota. Più che edifici sono macchine, con una parte edilizia e una componente umana fatta di gestori e di fruitori: l’insieme di tutte le loro azioni ne determina il livello di sostenibilità”.

Preoccupa la situazione attuale

ghiacciai
Credit ChiemSeherin Pixabay

Montagna e ghiacciai alpini in un anno, il 2023, hanno registrato i peggiori record negativi per l’alta quota di sempre. A dirlo è Legambiente che, in collaborazione con il Comitato Glaciologico italiano, ha redatto il report finale della Carovana dei ghiacciai 2023. Ciò che è emerso è che il caldo torrido ha reso il 2023 l’anno più negativo, portando lo zero termico mai così alto sulle Alpi, ovvero a quota 5.398 metri. Di conseguenza, sono notevolmente aumentati gli eventi meteorologici estremi in tutte le regioni dell’arco alpino: ben 144 si sono verificati nei primi dieci mesi del 2023, contro gli 8 del 2010 e i 97 del 2022.

Potrebbe interessarti Viaggio in Alaska

Tra gli osservati speciali c’è il ghiacciaio più grande del Piemonte, quello del Belvedere, che fa parte del gruppo del Monte Rosa. Esso appare estremamente instabile con frane e crolli. Sotto la lente di ingrandimento anche i ghiacciai dell’Adamello: il più grande d’Italia Adamello-Mandrone, Lares e Lobbia, caratterizzati da sempre più numerosi crepacci superficiali che causano improvvisi crolli di ghiaccio. In Europa si stanno attentamente monitorando il ghiacciaio austriaco Ochsentaler, che si sta progressivamente ritirando, e altri ghiacciai svizzeri che mostrano un’analoga situazione.

Tra le conseguenze del cambiamento climatico la comparsa di nuovi laghi alpini

Ma oltre al ritiro dei ghiacciai, il cambiamento climatico in alta montagna si manifesta anche con un altro effetto: la comparsa di nuovi laghi alpini che appaiono sempre più numerosi. Ciò è diretta conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai. Solo per fare un esempio, tra il 2006 e il 2015 in Valle D’Aosta i laghi glaciali hanno raddoppiato il loro numero, registrando ben 170 nuovi laghi.

Ma non solo, perché a destare notevole preoccupazione è anche l’aumento, verificatosi nel corso del 2023, dei fenomeni di instabilità ad alta quota. Tale instabilità si manifesta soprattutto attraverso le colate detritiche, che rappresentano la conseguenza più frequente, con più del 60% dei casi (erano il 20% tra il 2000 e il 2021), mentre le frane e i crolli occupano il restante 40%.  Il Trentino-Alto Adige appare la regione più colpita dall’insieme di questi fenomeni.

Eco bivacco del CAI immagini e foto