Compri il biglietto e paghi di più dopo: scoppia il caso Volotea

Autore:
Erika Fameli
  • SEO Copywriter
  • Travel Blogger
Tempo di lettura: 4 minuti

Si è scatenata una vera e propria bufera per Volotea per una clausola contrattuale della compagnia low cost: un sovrapprezzo da pagare dopo l’acquisto dei biglietti per coprire le spese del carburante in aumento. I clienti non ci stanno, e parte la polemica: trasparenza a rischio e diritti dei passeggeri ancor di più.

volotea Photo by Wirestock Creators-Shutterstock
Photo by Wirestock Creators-Shutterstock

Nello scenario storico e geopolitico attuale, uno dei settori più toccati dalla tensione dei conflitti internazionali è sicuramente quello turistico. L’aumento dei prezzi del carburante e la sua scarsità, stanno infatti costando caro alle compagnie di trasporto, e ai clienti finali, che ora devono prevedere spese più alte per le partenze estive. Il problema, però, è che anche chi ha già comprato il proprio biglietto, non può dormire sonni tranquilli, almeno con Volotea.

La compagnia low cost, infatti, ha fatto valere un sovrapprezzo carburante, e sta chiedendo ai passeggeri in partenza di pagare un extra per coprire le spese in aumento in seguito alla rarefazione delle risorse. I viaggiatori hanno fatto partire immediatamente una bufera mediatica, riuscirà la compagnia a superarla oppure con questa mossa ha firmato la sua stessa fine?

Bufera per Volotea

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(ph credit Facebook Volotea)

La bufera che in questi giorni si è scatenata attorno a Volotea è direttamente imputabile ad una scelta della compagnia che ai passeggeri non è piaciuta affatto: un sovrapprezzo carburante da pagare sui biglietti già acquistati. Chi ha un volo in partenza entro pochi giorni, infatti, ha ricevuto una comunicazione in cui si chiedeva il versamento di un piccolo extra per poter salire a bordo. Gli importi sono comunque bassi (circa 7 euro), ma fanno sorgere dubbi circa la politica di trasparenza dei prezzi nel trasporto aereo, e soprattutto sui diritti dei passeggeri, che pensavano di aver chiuso ogni trattativa commerciale, e invece si ritrovano a dover pagare cifre ulteriori per poter partire.

La strategia Fair Travel Promise di Volotea prevede un adeguamento del costo del carburante anche dopo l’acquisto del biglietto, in quanto la compagnia non include completamente questa voce di spesa nel costo del biglietto, ma si riserva la possibilità di aggiornarla a ridosso della partenza, in base alle variazioni del mercato che, in questo momento, sono decisamente critiche. Il supplemento può arrivare ad un massimo di 9 euro per tratta per passeggero, una cifra che sicuramente non è da capogiro, ma che può influire su un budget familiare, trasformandosi in una spesa di quasi 100 euro per un viaggio di andata e ritorno di 5 persone.

Dubbi e polemiche

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Credit Laurent ERRERA Wikimedia

Dal canto suo, Volotea si difende dalle accuse di poca trasparenza affermando due cose:

  • se il prezzo del carburante è inferiore a quello pagato, i passeggeri possono ricevere un rimborso;
  • la clausola è inserita nel contratto di trasporto e mostrata al cliente durante la prenotazione.

Si tratta, quindi, di una condizione che il cliente può non accettare sin da subito, e che non è imposta in un secondo momento. Addirittura, si può considerare come un tentativo di maggiore trasparenza, piuttosto che il contrario, in quanto il cliente può verificare l’eventuale variazione di prezzo, e capire che non dipende dalla compagnia. Di contro, per i viaggiatori in questo modo viene meno il prezzo definitivo al momento dell’acquisto, che invece le regole europee impongono. Il nodo sta nel fatto che il carburante è classificabile come costo operativo interno, e non come tassa esterna.

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