Vortice polare in arrivo: perchè l’inverno potrebbe già arrivare in Italia in novembre

Autore:
Antonella Palumbo
  • Giornalista
Tempo di lettura: 6 minuti

Le simulazioni parlano di un indebolimento anomalo della circolazione artica, ma gli effetti su Europa e Italia restano tutt’altro che scontati.

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Photo by Claudia Salamone – Unsplash

Nei primi giorni di novembre il vortice polare potrebbe andare incontro a un cambiamento insolito per il periodo, con segnali di indebolimento marcato e, in alcuni scenari, persino di temporanea divisione in due centri distinti. È una dinamica che sta attirando l’attenzione dei meteorologi, perché potrebbe influenzare la circolazione atmosferica dell’emisfero nord nelle settimane successive. Ma attenzione: un vortice polare più debole non equivale automaticamente a gelo immediato su Italia ed Europa.

Cos’è il vortice polare e perché conta così tanto

Il vortice polare è una vasta struttura di venti che ruota attorno al Polo Nord e che tende a rafforzarsi durante la stagione fredda. È uno dei principali ingranaggi del sistema atmosferico globale, perché contribuisce a mantenere confinata l’aria più fredda alle alte latitudini, soprattutto quando il contrasto termico tra Artico e regioni temperate diventa più intenso.

Per capire meglio il fenomeno, però, bisogna distinguere due livelli. Da una parte c’è il vortice polare troposferico, cioè quello che agisce negli strati più bassi dell’atmosfera, dove si formano le perturbazioni che poi influenzano il tempo quotidiano. Dall’altra c’è il vortice polare stratosferico, che si trova a decine di chilometri di quota ed è quello che, in questa fase, sta mostrando segnali di possibile alterazione.

Quando il vortice stratosferico è forte e compatto, i venti occidentali restano ben organizzati attorno all’Artico. Se invece si indebolisce, si deforma o perde coesione, possono aprirsi scenari diversi: in alcuni casi l’aria fredda viene più facilmente deviata verso sud. È proprio qui che nasce l’interesse degli esperti. Non perché il freddo sia già certo, ma perché la disposizione dell’atmosfera potrebbe cambiare in modo significativo.

Tra il 5 e il 10 novembre lo scenario più delicato

Vortice polare in arrivo: perchè l’inverno potrebbe già arrivare in Italia in novembre
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Le ultime simulazioni dei modelli meteorologici indicano un possibile indebolimento molto rapido del vortice polare stratosferico nei primi giorni di novembre. In alcune elaborazioni i venti occidentali attorno al Polo non solo rallenterebbero, ma potrebbero addirittura invertire temporaneamente la loro direzione. Un passaggio del genere, se confermato, sarebbe decisamente precoce.

Non è tutto. Alcuni modelli ipotizzano anche una deformazione marcata della struttura, al punto da dividere il vortice in due nuclei distinti. Si tratterebbe di un’eventualità rara per questo periodo dell’anno, perché normalmente il vortice tende a rafforzarsi con l’avanzare dell’autunno, non a destabilizzarsi così presto.

Secondo le elaborazioni basate sui dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, il cosiddetto ECMWF, l’inversione dei venti potrebbe avvenire già nella prima metà di novembre. Tuttavia, le simulazioni non sono pienamente allineate tra loro: alcune vedono un segnale più netto, altre più sfumato, e la finestra temporale resta ancora da definire con precisione.

In pratica, si sta osservando una fase potenzialmente significativa, ma non ancora definitiva. E in meteorologia, si sa, la distanza tra una tendenza e un evento reale può essere molto più ampia di quanto sembri a prima vista.

Il ruolo del riscaldamento stratosferico improvviso e i possibili effetti in Europa

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Photo by Simon – Pixabay

L’anomalia potrebbe essere collegata a un Sudden Stratospheric Warming, cioè un riscaldamento stratosferico improvviso. Si tratta di un fenomeno in cui la temperatura della stratosfera polare aumenta velocemente, anche di diverse decine di gradi nel giro di pochi giorni. Un paradosso solo apparente, perché il riscaldamento non riguarda il suolo ma quote molto elevate dell’atmosfera.

Quando l’evento è particolarmente intenso da causare l’inversione dei venti occidentali medi a circa 30 chilometri di altezza, si parla di riscaldamento stratosferico maggiore. In quel caso, gli effetti possono propagarsi gradualmente verso gli strati inferiori dell’atmosfera e modificare la posizione di alte e basse pressioni. È questo il passaggio chiave che, talvolta, apre la strada a irruzioni fredde più organizzate.

Ma c’è un punto fondamentale: non sempre il collegamento tra stratosfera e tempo al suolo si realizza in modo netto. La catena di effetti può attenuarsi, slittare o disperdersi. Per questo è prematuro associare automaticamente il possibile indebolimento del vortice polare a un’ondata di gelo sull’Italia.

Alcuni scenari, comunque, meritano attenzione. Se il vortice dovesse indebolirsi davvero in modo consistente, potrebbero aprirsi configurazioni atmosferiche capaci di convogliare aria artica verso l’Europa, e in alcuni casi anche verso Asia e Nord America. Le simulazioni citate da Meteored, per esempio, ipotizzano intorno al 10 novembre l’arrivo di aria molto fredda sull’Europa centrale, con un calo termico marcato e possibili nevicate a quote basse, soprattutto in Germania.

Resta però uno scenario ancora fragile. Tutto dipenderà dalla posizione dei centri di alta e bassa pressione, oltre che dall’assetto delle correnti nei livelli più vicini al suolo. In altre parole: un vortice polare perturbato aumenta il rischio di cambi di circolazione, ma non garantisce automaticamente freddo estremo o nevicate diffuse.

Italia, freddo e previsioni: perché serve prudenza

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Sul fronte italiano, le conseguenze sono ancora più incerte. Un’eventuale irruzione di aria artica potrebbe colpire soprattutto l’Europa centrale e orientale, senza spingersi necessariamente fino al Mediterraneo. Per questo è troppo presto per parlare di gelo in arrivo sulla Penisola, anche se l’inizio di novembre è già segnato da temperature in calo, piogge e neve sull’Appennino.

Va inoltre separato il maltempo di questi giorni dall’evoluzione del vortice polare stratosferico. Sono due piani diversi, anche se possono dialogare tra loro. Il primo descrive una fase già in atto, con condizioni instabili e un clima più freddo in alcune aree del Paese. Il secondo riguarda invece una dinamica atmosferica più ampia, che potrebbe incidere sulle settimane successive ma non offre, al momento, risposte certe sull’Italia.

C’è poi un altro punto da non trascurare: da un singolo episodio non si può dedurre l’andamento dell’intero inverno. Per capire se l’eventuale indebolimento del vortice sarà soltanto temporaneo o se influenzerà più a lungo la circolazione europea, serviranno nuovi aggiornamenti modellistici e osservazioni più ravvicinate.

La fase è dunque da monitorare con attenzione, ma senza allarmismi. Il segnale esiste, è precoce e potenzialmente rilevante. Tradurlo in una previsione concreta, però, richiede ancora tempo.

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