Kenya le lampadine del Kilimanjaro


KILIMANJARO

Ho pensato spesso a questo viaggio e spesso mi sono chiesta se la descrizione che ne avrei potuto dare fosse stata in grado di imprimere su carta le reali sensazioni che si possono provare guardando quella che ritengo una meraviglia del mondo : il KILIMANJARO.

Riflettendoci non ci sono parole per descrivere le emozioni.

Kenya le lampadine del Kilimanjaro informazioni e consigli

Io racconto quello che ho vissuto, forse potrò incuriosire qualcuno, forse faro’ rivivere un viaggio fatto a chi ne e’ stato partecipe come me, forse avrei fatto sognare altri curiosi di poter un giorno stare ad ammirare questa immensa montagna africana.

villaggio masai

Incominciò per caso: era la terza volta che tornavo al Villaggio Masai di Njukini.

Un piccolo centro Masai, dove la vita sembra essersi fermata ai primi dell’800.

Scesi dal matatu (piccolo pulmino decrepito di queste zone) io e mio marito ci dirigemmo subito verso la capanna della mamma.

Una famiglia Masai ancorata ai principi e alle tradizioni di un tempo.

Lui, il masai moderno.

Mio marito.

masai-1

Con tanto di cellulare e occhialini alla moda.

Lo straniero di casa così fu chiamato considerato ”madda” in lingua masai ”pazzo”.

Pazzo perchè era riuscito a vivere come noi mzungu (bianchi) .

Lui che ormai mangia pesce (i masai non ne mangiano ..neanche se li paghi..!! provare per credere!!).

Lui che sembrava avesse cambiato ideologie, modi di fare e di pensare.

Ma non sapevamo che lui era e rimarra’ per sempre nel suo animo un ”’vero masai”.

Hanno le tradizioni nel cuore e nel cervello.

Nell’animo profondo sono, e rimarranno sempre, dei guerrieri, uomini della savana.

Porteranno auto potenti, avranno la patente e sapranno usare il computer.

Ma resteranno sempre loro: i masai del Kenya.

Il mio viaggio quindi era programmato verso una totale esperienza masai. La vera Africa, quella che in fondo sentiamo e conosciamo anche nel nostro paese.

Se diciamo masai..diciamo Kenya.

kenya

Popolo dei Masai cultura e usanze

Scesi dal matatu mi si bloccarono anche le gambe, oltre gli occhi.

Ero li, davanti a quel monte innevato, ero davanti al Kilimanjaro.

Sentii un brivido e mi scosse il richiamo di mio John (mio marito).

Improvvisamente mi resi conto che avevo tutti gli sguardi del paese su di me.

C’erano donne e bambini sul ciglio delle baracche (negozietti di generi alimentari..) che mi osservavano come fossi una bestia rara.

So per certo che alcuni bambini, quelli più piccoli, erano intimoriti della mia presenza.

Qualcuno addirittura al mio passaggio urlava .

kilimanjaro-1

Cercavo di essere indifferente agli sguardi, ma ogni qualvolta passavo davanti ad una donna sentivo la parola mzungu volteggiare nell’aria.

Parlavano di me non certo del mio vestito.

Eppure avevo cercato di essere come loro, avevo indossato un pareo masai, sopra una maglietta colorata cercava di farmi mescolare ai loro vestiti multicolore.

Il mio abbigliamento li faceva sorridere.

Una mzungu con i vestiti masai.

John era sempre più indifferente agli sguardi delle donne.

I masai , gli uomini, ci venivano incontro.

masai vestiti

Qualcuno accennava una parola di inglese qualcun altro mi sorrideva e mi porgeva la mano con un semplice Jambo altri curiosi si fermavano con John.

Alcuni bambini pian piano cercavano di avvicinarsi altri passavano accanto a me e, facendo finta di sbattere, mi toccavano con il gomito.

Chissà che sensazione avranno provato loro che una bianca non l’avevano mai vista, ora potevano anche toccarla, sfiorarla.

Ma andiamo al mio Monte.

villaggio-masai

Arrivati alla capanna della mamma cominciarono i saluti, i convenevoli che fanno di questa gente i migliori ospiti del mondo.

La loro casa è la tua.

Tutto si ferma per salutare e far stare al meglio il nuovo ospite arrivato e pensate se l’ospite è un bianco.

Dopo i saluti e il classico bicchiere di Chai (latte e te’) io e John decidemmo di andare a fare un salto in savana.

Kilimajaro esperienze di viaggio

Ci dirigemmo verso la Savana.

Non potete immaginare a quanti km ho dovuto camminare.

Ma non potete immaginare nemmeno che sensazione si ha nel camminare e incontrare non una bici, non una vettura o una moto, bensì una meravigliosa giraffa.

kenya

E poi gazzelle, poi dik dik, poi zebre, poi gnu, e infine per fortuna non abbiamo incontrato il leone.

Mi spaventava , lo ammetto, mi spaventava l’idea di poter incontrare animali pericolosi, ma mi sentivo protetta.

Ero con il mio guerriero.

L’uomo della savana.

Non potevo aver paura.

Credo sia l’aria della savana, gli odori, i colori, i suoi rumori, credo sia tutto un insieme di sensazioni che si provano che riescono a rendere forti e fanno sentire sicuri anche un uomo pauroso. E poi lui era li..maestoso. Imponente.

Davanti a noi. Lui : il Kilimanjaro

masai-2

Cenammo con i familiari donne da una parte e uomini da un altra come e’ cultura Masai.

Io, la mzungu ospite, potevo saltare da un posto all’altro senza problema a me era concesso mangiare con gli uomini ma una donna masai , una donna circoncisa, non può veder mangiare un uomo masai.

E’ così che infatti gli uomini sono sempre loro che cucinano carne e portano la parte spettante alle donne presso la capanna.

Gli altri attendono che tutto sia pronto, lontano dagli occhi indiscreti delle donne (non chiedete perchè..in fondo anche loro non sanno dare una spiegazione a tale usanza..ma e’ così che si fa!!!) e quando il cibo è pronto tutti insieme a immergere le mani nella grande pentola.

Unico piatto per tutta la compagnia.

A me quel giorno fu dato un piatto di riso e carne e avevano dato a me la sedia d’onore quale ospite d’eccezione.

Un grande masso che generalmente veniva offerto al vecchio del gruppo, ma , quel giorno, anche il vecchio aveva ceduto ad una donna, la sua poltrona.

Terminato il pasto, piano piano i guerrieri sparivano tra gli alberi della savana a piccoli gruppi si dirigevano verso le loro capanne e tutti venivano a dare un saluto all’anziano del gruppo e alla mzungu.

villaggio masai

Sentivamo vocii nel buio della notte africana, sentivamo il rumore del silenzio e gli animali, anche i più piccoli , sembravano animare al massimo la vita notturna.

Si intravedevano piccoli focolai erano le capanne vicine tutte con un lampioncino a kerosene, tutte capanne piene di vita.

La sera cominciava a scendere e più tardi ci ritrovammo seduti con altri guerrieri davanti ad una capanna.

Non c’era energia elettrica, lo sapevo, ma non ci pensavo affatto.

La torcia era rimasta dentro il mio zaino. John mi vietava sempre di usarla.

Diceva che per lui era meglio senza.

Riusciva a distinguere anche una figura in lontananza.

Mentre io non vedevo a un centimetro dai miei occhi.

E poi c’era la luce su di noi.

Non pensavo che le lampadine erano troppo alte per poter essere viste.

cielo-stellato

Erano le lampadine del Kilimanjaro. Milioni e milioni di stelle che sovrastavano il monte.

Così tante stelle che tutto il villaggio veniva illuminato come fossero state tante lampadine accese su di esso.

Non ci sono parole per descrivere quanto vidi quella sera.

Quanto vidi le altre sere la luna andava a crescere.

Mi salutò il giorno che stavo per partire al suo massimo splendore.

La luna piena e le stelle quella sera erano sparite si erano messe di lato per dar vita alla luna era lei quella sera la grande lampada del Kilimanjaro.


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Commenti (1): Vedi tutto

  • Filomena - - Rispondi

    I miei vivissimi complimenti per questo viaggio. Sono rimasta estremamente colpita dalle tue parole, dalle descrizioni e dal sentimento meraviglioso che erge da questo racconto. Avevo già voglia di visitare il Kenya, ma dopo aver letto il tuo viaggio, so per certa quale sarà la mia prossima meta! Grazie infinite di aver reso pubblica la tua esperienza in una terra spettacolare, sarà di sicuro d’aiuto e di esempio per tanti viaggiatori, come me.

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