Marocco del Sud e Marrakech tour e itinerario

Hassan Moschea Casablanca

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Casablanca: Oggi visita guidata alla moschea Hassan II un gran bel posticino, invero, frutto dell’indefesso lavoro di migliaia di artigiani ed operai marocchini.

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La moschea è stata costruita con soluzioni tecnologicamente avanzate unite all’opera manuale; ora come ora, praticamente nuova di zecca, è un gran bel vedere, e spero che le foto scattate all’interno rendano giustizia almeno dell’insieme, se non dei particolari.

RABAT

A Rabat si arriva dopo un’oretta di treno, preso alla stazione Casa-Port; ho notato che i treni non sono molto dissimili da quelli italiani, se non per il fatto che l’aria condizionata funziona, sono in orario, e negli scompartimenti si entra in otto persone.

Ad agosto di festeggia il re Mohammed VI e la capitale è tutta imbandierata.

La gente affolla tanto i mercati della medina (sono in Marocco solo da due giorni e già ho la nausea di mercati e mercatini) quanto le spiagge.

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Un giro pomeridiano nella Rabat moderna mi ha fatto quasi sentire a casa, con un Mc Donald’s affollato di giovani armati tutti di telefonino (tenuto peraltro bene in vista, dato che ultimamente il suo grado di diffusione in Marocco ne ha fatto un vero ammennicolo d’obbligo), traffico impazzito per la chiusura dell’arteria centrale cittadina a causa delle manifestazioni per il compleanno regio, coatti in Audi cabrio con musica techno a palla.


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Mi sa che per vedere l’Africa che c’è nel Marocco mi devo muovere di qui.

Visita al museo archeologico: un pò sfornito, anche perchè buona parte è in fase di allestimento, ma la Sala dei Bronzi ripaga abbastanza i ben dieci dirham pagati all’ingresso (effettivamente belle le teste di Giuba e Catone).

Come già Casablanca, Rabat non è poi un posto così entusiasmante, anche se ho notato – giusto a titolo di curiosità – che ci sono una palestra di Tae Kwon Do ed una di Aikido, quest’ultima purtroppo chiusa (non che mi sarei allenato, ma una lezione l’avrei vista molto volentieri).

TANGERI

Tangeri è una delle Colonne d’Ercole, che una volta rappresentava la fine del mondo conosciuto e che ora è il trampolino di lancio per la disperazione di un intero continente.

Ci sono arrivato dopo quattro ore e mezzo di noiosissimo viaggio in treno, attraverso una campagna riarsa e piatta.

L’arrivo del treno ha scatenato i tassisti locali, vere e proprie belve a caccia di preda.

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La destnazione era ed è molto particolare.

L’Hotel El Muniria è così descritto dalla Lonely Planet: “ dimostra tutti i suoi anni, ma rimane comune un’ottima scelta.

Le stanze pulite, con docce con acqua calda, costano Dr 110/130. c’è un che di nostalgico nell’aria anni ’50 dell’albergo, i resti di un passato che ha visto Jack Kerouac e Alan Ginsberg alloggiare qui, mentre William Burroughs ha scritto il suo Il Pasto Nudo nella stanza n.9”.

La mia stanza è la n.3, con una bella vista sulla baia (e per una volta il costo, rispetto alle indicazioni della Lonely Planet, è di gran lunga inferiore: 53 dirham): certo, il letto ha la rete un pò molla e il tutto andrebbe ristrutturato (mi sa che dai tempi della Beat Generation non è stato toccato alcunchè), ma credo che un paio di giorni vi vadano trascorsi, almeno per la vista dalla camera.

Tra l’altro mi sono reso conto che gran parte delle citttà marocchine possono essere viste in una sola giornata o quasi, per cui si è creato il problema che, dovendo tornare il 5 settembre, devo trovare un modo per allungare il tragitto oppure un motivo per restare più a lungo in un posto.

TETOUAN

Siamo in viaggio per Chefchaouen su un pullman della CTM senza aria condizionata, con un tempo modello “cappa di piombo caldo umidissimo”.

Il pullman è rimasto fermo mezz’ora nella stazione degli autobus di Tetouan, tappa intermedia, in un casino indescrivibile.

Immaginate un’enorme stazione coperta, con decine e decine di pullman uno messo peggio dell’altro, molti con i motori accesi e che tentano di partire contemporaneamente, incastrandosi a vicenda.

Tetouan medina

In tutto ciò, sul nostro pullman fermo salgono decine di persone che vendono cioccolata, orologi, catenine, e perfino fumo.

L’aria, che già è irrespirabile quando siamo in movimento, si può versare comodamente, dato il tasso di umidità, e i motori accesi non aiutano certo.

Il bello è che intorno ai mezzi c’è un formicolare di gente che rischia ad ogni momento di finire sotto le ruote con tutti i bagagli, ma che pare se ne freghi altamente.

Qui sul pullman i passeggeri marocchini hanno cominciato ad avere da ridire sulla situazione, soprattutto per via dell’aria condizionata che non funziona, e quando un marocchino attacca a discutere.

Il coro di urla, grida, invettive e maledizioni sale sempre più forte, e raggiunge l’apice quando un torpedone prova a mettersi di mezzo per passare prima di noi, finchè riusciamo a spuntarla.

Nel frangente ho constatato l’utilità della Settimana Enigmistica quale ventaglio.

Il viaggio riprende con un buon margine di ritardo su di una strada dall’asfalto molto, molto irregolare

CHEFCHAOUEN

Chefchaouen bisogna conquistarsela.

Bisogna farsi un viaggio disagevole in pullman, bisogna farsi zaino in spalla l’interminabile e ripida salita dall’autostazione, bisogna trovare un posto per dormire.

Mi sono affidato ad un tipo del posto che, prima di trovare un letto (letto?) libero, mi ha fatto girare almeno dieci pensioni diverse.

Ho alla fine trovato un loculo stile Sassi di Matera nella Pension Valencia per 30 dirham, grande poco più del letto (letto? è completamente sconnesso, senza un solo tratto in piano!) e con una magnifica (?) finestrella che da sulla hall.

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La presenza di cimici è fortemente sospetta, data la situazione igienica generale, ma almeno l’acqua della doccia in comune è calda ed abbondante; il bagno è alla turca, con una tinozza da riempire per svuotarla per pulire.

Il fatto è che Chefchaouen, bellissimo paesino bianco e celeste sovrastato dalla vicina montagna, di una tranquillità atipica per una città marocchina, con la gente che passeggia tranquillamente senza fretta (tanto, dove andrebbe? il paese è veramente piccolo), con infiniti negozietti di artigianato locale, vive principalmente di kif.

Qui siamo sulle montagne del Rif, ove viene coltivata la marijuana con la quale viene confezionato tutto l’hashish che invade l’Europa.

Il kif è l’economia trainante di tutta la regione e Chefchaouen, dato il suo gradevole aspetto estetico, è stata eletta meta di giovani da tutta Eurpoa come luogo ove trascorrere giorni fumando ciò che nelle loro città arriverebbe solo molto adulterato.

Qui si parla principalmente spagnolo, ma si sentono idiomi tedeschi, marocchini, francesi, italiani, inglesi.

Una parte di turisti, che se lo può permettere, sfrutta le strutture alberghiere più ripulite, fianco di lusso, mentre molti dei giovani si adattano a dormire su materassine estremamente sporche buttate per terra, anche sulle terrazze.

La mia Pension Valencia ospita quest’ultimo tipo di soggetti: molto simpatici ma, devo osservare, con un senso della pulizia veramente avulso dal mio, che pure mi adatto un bel pò.

Ho avuto la fortuna di incontrare Davide e Arianna, giovane coppia della provincia di Pesaro che era sul mio volo per Casablanca: siamo stati in giro pomeriggio e sera dopodichè, quando ho cercato di rientrare nei miei spaziosi alloggi alle 2 di notte, ho trovato il portone chiuso e nessuno rispondeva a scampanellate e bussate.

Dopo ripetuti tentativi è sceso qualcuno dalla terrazza e mi ha aperto.

Questa sera ho anche assistito al corteo di un matrimonio, preceduto da una piccola ma estremamente “sonora” banda, con un nutrito gruppo di uomini che, in mezzo alla folla, sorreggevano una piccola portantina all’interno della quale – presumo, data la fatica che sembravano patire – si trovava la sposa.

Chefchaouen Streets

Dopo una notte insonne passata a rigirarmi tra le gobbe del giaciglio sono passato alla Pension Cordoba per cercare Davide e Arianna.

Loro ancora dormivano, ma ho scoperto che si era liberata una singola: mia! Fatti i bagagli, ho di corsa abbandonato la Pension Valencia ed i suoi occupanti mono e pluri cellulari.

Il Cordoba è preciso come pochi posti ove mi è capitato di dormire in giro per viaggi: alterna uno stile prettamente marocchino negli arredi e nelle rifiniture ad un’impronta particolarmente andalusa nell’architettura, con un ampio e luminoso patio centrale coperto ma areato, ed una saletta separata con divani bassi intorno ad un tavolo, il tutto coperto da drappeggi e cuscini.

Questo per quanto concerne gli spazi “comuni”, ai quali va aggiunta una grande terrazza sul tetto: la stanza è di poco più grande di quella che avevo al Valencia, ma che differenza.

Tutto è molto pulito e curato, i gestori sono estremamente affabili ed inclini alla chiacchera, il pernotto mi costerà (con la colazione) 60 dirham. Dodicimila lire. Sei euro. Non hanno Internet, ma il numero di telefono dovrebbe essere sufficiente per le prenotazioni: 062519912 (senza lo zero se si chiama da fuori Marocco).

Siamo ancora qui, Arianna e Davide, coppia del pesarese, ed io, mentre i due milanesi Bruno e Stefano, conosciuti in viaggio dai pesaresi, oggi partiranno per la costa mediterranea prima di far ritorno in patria con il treno (ah, i tempi dei miei Interrail!).

Davide mi ha attaccato il raffreddore, che spero sparisca quanto prima perchè non ho mai sopportato di dovermi soffiare il naso nei fazzoletti di carta.

Continuiamo a passare gran parte del tempo nella rilassatissima atmosfera della nostra bella pensione, lontani dal caldo afoso delle viuzze bianche ed azzurre che saranno sì affascinanti, ma da frequentarsi a pomeriggio inoltrato.

Approssimandosi però il giorno della partenza, ci rechiamo sotto un sole a picco fino alla stazione degli autobus, ove apprendiamo con costernazione che le corse della CTM fino a Fes sono tutte piene fino a mercoledì compreso; unica possibilità alternativa, riesco a capire tramite una pluritraduzione di un simpatico argentino poliglotta, è andare domani alla stazione e sapere se per caso non siano saliti pochi passeggeri a Tetouan e, nel caso, risalire all’albergo per riprendere i bagagli.

Se ne riparlerà domani, nel frattempo affrontiamo nuovamente l’erta salita fino al paese e ci buttiamo sotto una più che necessaria doccia.

Il nostro albergo è un vero porto di mare, ma i giovani che passano di qui sono simpatici, e due chiacchere in improbabili guazzabugli linguistici si riescono a fare sugli argomenti più svariati, dal calcio (universale, come argomento!), ai disordini di Genova, alla situazione economica mondiale, ai viaggi (ovviamente!). il raffreddore avanza inesorabile, passo alle aspirine.

La vedo male… Ceno, come al solito, al Granada: brochettes, neanche malvagio come pasto, dopodichè partita a “Uno” con Davide e Arianna, con una lucente meteora nel cielo stellato a fare da sigillo alla serata.

FES

Giunti a Fes alle 20,30 passate ho iniziato il consueto pellegrinaggio alla ricerca di un alloggio; esauriti i primi due alberghi sulla lista, ho fatto la mia prima esperienza con gli Ostelli della Gioventù marocchini. Sono in stanza con altri quattro ragazzi che, da quello che mi sembra di capire, vengono dalla Scozia: il posto non sembra male, costa 55 dirham compresa la colazione ed appare pulito.

Oggi gita di mezza giornata (tanto basta) a Menes, che si trova solo ad un’ora di treno da qui.

A prima vista non si discosta molto dalle altre città marocchine di una certa rilevanza, con la sua parte moderna con tanto di Mc Donald’s (che ogni tanto mi tenta, ma per ora resisto e mangio marocchino), e la medina antica.

Fes particolare moschea

A parte il solito souk, con le sue solite variopinte bancarelle ove si alternano frutta, falsi capi d’abbigliamento di marca, artigianato, falsi capi d’abbigliamento di marca, cianfrusaglie, falsi capi d’abbigliamento di marca (tutti sportivi, con tutti i modelli più recenti), per il resto di notevole a Meknes ho visto il Mausoleo di Moulay Ismail, grande figura della storia marocchina, ed i granai sotterranei di Heri es-Souani, veramente immensi quanto a misura.

Tornato nel pomeriggio a Fes, non ho fatto altro che scarpinare per la città nuova per raccogliere informazioni su orari e possibilità di prenotazione di pullman e treni.

Il risultato è stato sconfortante: il mio progetto era di fare l’ultima tappa ad Essaouira, sulla costa, fare lì le compere di oggetti e ricordini vari, dopodichè partire a mezzanotte per Casablanca con il pullman della CTM per arrivare la mattina e prendere l’aereo.

La serata è proseguita in allegria nel cortile dell’Ostello: c’era un gruppo di americani (alcuni dei quali avevo già incrociato alla Pension Cordobain quel di Chefchaouen, mentre un altrotale Josh di Seattle studia anch’egli composizione musicale, come Sebastian: due in due giorni, veramente curioso!) dotati anch’essi di “Uno”, per cui abbiamo unito il mio mazzo con il loro ed abbiamo dato vita ad una serie di partite protrattesi fino a tarda ora.

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Salutati i ragazzi all’Ostello, sono andato alla stazione per lasciare in deposito lo zaino in modo da essere libero di girovagare per la medina di Fes senza tale zavorra.

Al deposito mi hanno però sollevato un problema: lo zaino deve essere chiuso con un lucchetto e, dato che il mio non è predisposto, non avrebbero potuto accettarlo.

Fatto sta che con il suddetto zaino in spalla ho fatto il giro dei negozi vicino alla stazione per trovare un sacco od un borsone ove mettere lo zaino; per fortuna ho trovato (a 22 dirham) qualcosa tipo “borsa della spesa”, ma grande a sufficienza e, soprattutto, in grado di poter essere chiusa.

Depositato il fardello alla stazione, già sudato oltre misura, sono andato ad immergermi nel caos della medina di Fes.

Più che altro ho dovuto respingere le offerte di varie guide che mi sarebbero comunque state poco utili, dato che non è mai mia intenzione girovagare in cerca di oggettini od oggettoni da acquistare.

La medina si è rivelata pari alle altre già viste per i tipi di merce offerta, anche se per estensione è di gran lunga la più grande visitata finora.

Come al solito cerco di informarmi sulla situazione del paese che so visitando, e vengo a sapere che in Marocco c’è il 20% di disoccupazione, per cui un sacco di gente cerca di fare all’estero lavori che la popolazione locale snobba.

Lui invece ha voluto soprattutto sapere della mafia (strano, anche in altre occasioni in giro per il mondo mi è stato spesso chiesto che cosa è la mafia e come opera).

Ci siamo congedati con lo scambio dei rispettivi indirizzi informatici (globalizzazione: essere sulla Rete significa vivere dietro l’angolo anche se sei materialmente a migliaia di chilometri), e mi sono diretto al Museo Dar Batha, che mostra una piccola collezione di arte marocchina (legno, ceramica, metallo, stoffa).

Marrakech consigli utili e informazioni

Sono arrivato alle 5 del mattino, abbastanza stremato dalle 9 ore di treno, con uno scompartimento che mutava composizione ad ogni fermata.

Mi sono fatto portare per 15 dirham da un petit taxi alla piazza Djemaa el-Fna, che è il cuore di questa città tanto famosa (per cosa, è ancora da vedere), ed ho cominciato la ricerca di una stanza. Quando avevo già girato quattro alberghi, mi sono imbattuto in Chris, ragazzo americano anch’egli viaggiatore solitario ed in cerca di una sistemazione.

Considerata la situazione generale di “tutto esaurito”, abbiamo unito le forze e, alla fine, abbiamo trovato una stanza all’Hotel Provence per ben 125 dirham a testa (però siamo ad un passo dalla piazza centrale).

Marrakech particolare

Sempre data la situazione, non ci siamo fatti molti problemi e, dopo una doccia, sono piombato sul letto.

La mattina sono passato all’Hotel Ali per informarmi sulle gite nel deserto di cui mi aveva parlato così bene Sebastian: ho prenotato un giro di tre giorni, una stanza per la sera del ritorno, e mi sono diretto verso la stazione della CTM per prenotare il pullman per Essaouira.

Sono poi andato a fare un giro per il souk con Chris, visitando la medersa di Ali Ben Youssef (vecchia scuola coranica ora in fase di restauro).

A Djemaa el-Fna Chris si è fatto mettere al collo un serpente (dicono porti buona fortuna), ma io mi sono ritratto con orrore, data la mia avversione per qualsivoglia rettile.

Ripasso all’Hotel Ali e scopro di essere l’unico in lista per il giro di tre giorni nel deserto (mi costerebbe quindi 1.900 dirham), mentre il tour da due giorni vede già diverse prenotazioni; cambio prenotazione di tour e stanza, anche se i toccherà tornare alla stazione della CTM a cambiare la prenotazione per Essaouira, e torno in albergo a scrivere le cartoline.

Ho visto di peggio, rispetto all’Hotel Provence, anche se ha i cessi alla turca con il secchiello da riempire per poi pulire tutto.

La stanza ci costa molto perchè ha due letti grandi una piazza e mezza più uno normale, ma tanto ci serve per una sola notte.

ESSAOURIA

Finalmente un pò di spiaggia

Dopo una notte quasi insonne per via dell’andirivieni che regnava all’Hotel Ali, accompagnato da una discreta dose di caldo umido (il condizionatore c’era, ma avrebbe comportato dato il rumore che faceva l’utilizzo di tappi per le orecchie, incompatibili con la necessità di sentire la sveglia ale 5,40), ho preso il pullman CTM delle 7,30.

Dopo il consueto pellegrinaggio zaino in spalla, ho preso alloggio all’Hotel Civilisation des Remparts, in una grande stanza per tre persone, con un grande bagno che però ha lo sciacquone che non funziona (c’è l’apposito secchio) e la vasca il cui smalto risulta eroso dal tempo, il tutto per 100 dirham.

La spiaggia non sembra affatto brutta, con sabbia chiara e finissima, che con quel pò di vento che c’è ti entra dappertutto, come oramai sembra essere una costante in Marocco. L’acqua è freddina, ma avrei anche la tentazione di fare un bagno se non fosse che non mi fido a lasciare la roba sulla spiaggia, e tra l’altro mi sa che in albergo l’acqua che esce dalla doccia sia insufficiente per togliere il sale.

Tramonto ad Essaouira

Essaouira è una bella cittadina, ove l’elemento architettonico coloniale del tempo della dominazione portoghese spicca nella Medina e nel porto (ove si da risalto al fatto che Orson Welles girò qui le prime scene dell’Otello).

I colori predominanti sono il bianco delle mura e l’azzurro degli infissi.

Ci sono un sacco di turisti, ma si riesce a cogliere ancora un’autenticità locale quando si va nel porto all’arrivo dei pescherecci, che scaricano delle bestie colossali, dal pesce ai granchi.

Ho tra l’altro goduto di uno splendido tramonto – con foto di rito scattatami da non meglio identificati italiani dai bastioni del porto

Per consigli utili sul Marocco rimando a “Marocco vacanze: consigli utili“.