Islanda in fuoristrada (parte seconda)

Islanda consigli utili, dritte e guida…il viaggio continua

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Islanda guida, itinerario, cosa vedere e luoghi da visitare

E’ forse, il Landmannalaugar, il posto più affascinante dell’intera Islanda.

E’ là che è possibile immaginare il nostro pianeta ai primordi, è la che le valli sembrano appartenere a un passato lontano.

Colline di vari colori, dal rosso al verde, creste acuminate, terreni fumanti, laghetti, valli nascoste: un paesaggio perduto che vive nel cuore dell’Islanda, una fotografia di una terra ancora selvaggia e primordiale.

Da lì ci spingiamo fino a una zona di grandi affioramenti di ossidiana e poi a visitare una seconda, immensa grotta nel ghiaccio.

Islanda Bocca dell’inferno

Nella bocca dell’inferno siamo entrati in ben pochi, quel giorno.

Si apre in una zona semi-desertica, sulla cima di una collina.

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Una grossa nube di vapore esce fuori dall’antro, calda, umida, rumorosa.

Scendere ed avvicinarsi anche solo per pochi istanti è faticoso, ti ritrovi completamente pieno di goccioline di acqua, senti il bisogno di respirare aria fresca.

Soltanto uno riesce a stare dentro, e pare godersi quella furia di vapore insopportabile.

Islanda Reykjavik

Attraversiamo un ennesimo deserto, un guado e poi via, verso la capitale dell’Islanda.

Reykjavik è una cittadina che ha ben poco da offrire, si visita in mezza giornata.

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Entriamo nella cattedrale, dove la statua del Figlio d’Islanda ci guarda dall’alto.

Si può pranzare in uno dei tanti fast food, con dell’ottimo fish and chips, poi in giro nei negozi ad acquistare souvenir.

Cenare fuori costa, in Islanda i prezzi sono almeno il doppio di quelli italiani.

Una pizza e una birra ci è costata quasi 25 euro.

Fauna islandese

La fauna islandese è abbastanza particolare.

Ben poche specie animali abbiamo incontrato durante il nostro viaggio, attraversando l’isola da est a nord, da ovest a sud con puntate continue nell’entroterra.

I cavalli sono di una specie nana, a metà strada fra i nostrani e i pony.

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Le pecore sono ammassi di lana, che girano a gruppetti di 3 o 4.

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Siamo riusciti a vedere un bel visone, che fuggiva arrampicandosi su una rupe e scomparendo nei suoi mille buchi.

Le foche sono timide, non amano il rumore e la confusione, ma ci hanno permesso di guardarle da lontano.

Le pulcinelle di mare dette puffin sono state una sorpresa.

Avrebbero dovuto esser già emigrate altrove, ma un gruppo di sparuto di una mezza dozzina di quei simpatici volatili si era attardato sulla costa, così da poter essere fotografato in assoluto silenzio.

Ci rechiamo, dopo, ad ammirare la cascata di Skogafoss che è molto bella, una delle infinite cascate dell’Islanda.

Si tuffa in un bel laghetto e un piccolo sentiero ci permette di portarci dietro al velo d’acqua che precipita dall’alto.

islanda-cascata Skogafoss

Quel giorno giungiamo anche a una scogliera, la riva è formata da ciottoli neri di varie grandezze. Un gabbiano entra in acqua, una foca appare timidamente nel mare e 6 puffin si godono il tramonto sulla scogliera.

Le forme selvagge dell’Islanda, che ci avevano abituato a panorami unici, ci sorprendono ora con inattese geometrie.

Siamo a Kirkjugólf, che in inglese è Churchfloor, pavimento di chiesa.

Ma non c’è nessuna chiesa là, nessun luogo sacro.

E’ soltanto basalto colonnare, che spunta dal terreno erboso facendolo somigliare ad un pavimento, tanto che la gente ha creduto per anni che in quel punto si ergeva un tempo una chiesa.

Subito dopo siamo a Svartifoss, ancora nel regno del basalto colonnare.

Vicino al ghiacciaio Vatnajokull.

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Le cascate si raggiungono lungo un sentiero in mezzo alla vegetazione.

Il salto si apre in cima a una collina e finisce in un laghetto.

Le cascate nere, il nero del basalto, la sua perfetta geometria, gli angoli lucenti: un altro posto indimenticabile dell’Islanda.

Il mattino seguente ci rechiamo a Jokulsarlon in mezzo ai ghiacci degli iceberg, massi di acqua solida che galleggiano nella baia.

Con un mezzo anfibio prendiamo la pista di sabbia che ci porta nell’acqua della baia, le ruote camminano per qualche metro fin quando il mezzo non galleggia, quindi è l’elica che ci porta al largo.

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Tutti seduti, col giubbotto salvagente indosso, ci godiamo il silenzio della baia.

Poi appaiono i primi iceberg, enormi massi bianchi che scivolano sulla superficie azzurra dell’acqua.

E’ ghiaccio antico, di 1500 anni fa e ce ne fanno anche assaggiare un pezzo.

I nostri 15 giorni in Islanda sono finiti.

Facciamo ritorno al paesino in cui siamo sbarcati all’andata.

Possiamo avere indietro dei soldi, restituzione delle tasse sui beni acquistati tax free.

Poi di nuovo pronti per due lunghi e noiosi giorni di nave.

Per chi non avesse letto la prima parte: Islanda in fuoristrada parte prima

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