Gli stipendi alti non bastano più: ecco cosa rende davvero vivibile una città
Non basta più avere stipendi alti o strutture efficienti per essere considerate città dove si vive bene. Oggi contano servizi di prossimità, reti sociali, benessere mentale, spazi vivibili e qualità del tempo libero.
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La nuova indagine sulla qualità della vita per fasce d’età del Sole 24 Ore mostra un’Italia che sta cambiando. La classifica 2026, presentata al Festival dell’Economia di Trento, analizza la qualità della vita di bambini, giovani e anziani attraverso 60 indicatori certificati. Tra le novità ci sono parametri che riguardano la vita di tutti i giorni come la facilità con cui raggiungere farmacie, negozi o servizi essenziali in 15 minuti a piedi, oltre alla presenza di reti familiari o sociali su cui poter contare.
La ricerca ci dà il quadro di un Paese in piena trasformazione demografica. La natalità continua a diminuire e la fecondità nazionale è scesa a 1,14 figli per donna, mentre aumenta il numero delle persone che vivono sole. Cresce inoltre il consumo di antidepressivi e peggiorano alcune competenze scolastiche rilevate dai test Invalsi, segnali che mostrano quanto la qualità della vita non riguardi solo l’economia, ma anche il benessere sociale e psicologico.
Le città premiate cambiano in base all’età

A conquistare il primo posto per la qualità della vita dei bambini è Firenze, mentre Bolzano domina la classifica dedicata ai giovani e Trieste quella degli anziani. Dunque, la graduatoria 2026 del Sole 24 Ore evidenzia differenze molto forti tra territori e generazioni. Firenze conquista il primato per i bambini grazie alla qualità dei servizi, mentre Milano si distingue per scuole attrezzate, servizi sanitari pediatrici e strutture di prossimità. Tuttavia il capoluogo lombardo perde punti a causa degli spazi abitativi, con case sempre più piccole e costose rispetto ad altre città italiane.
Per i giovani, invece, il fattore decisivo resta il lavoro. Un’esigenza pienamente soddisfatta da Bolzano e Trento che, infatti, ottengono ottimi risultati grazie a occupazione, qualità dei servizi e vivibilità urbana. Bologna si conferma punto di riferimento universitario con uno dei più alti livelli di laureati under 35. Situazione più difficile nel Sud Italia: a Taranto la disoccupazione giovanile supera il 44%, uno dei dati peggiori della classifica.
Per gli anziani si distinguono quelle città capaci di offrire assistenza, partecipazione sociale e servizi accessibili. Trieste guida la graduatoria nazionale, seguita da Trento e Milano. Bari, Napoli e Palermo ottengono invece buoni risultati per la presenza di servizi di prossimità dedicati agli over 65.
Cosa conta oggi nella qualità della vita

Secondo gli esperti, il concetto di benessere sta cambiando rapidamente. Le nuove generazioni sono sempre meno concentrate esclusivamente su stipendi e carriera e sono sempre più attente all’equilibrio personale, alla salute mentale e alla qualità delle relazioni.
Il sociologo Alessandro Rosina dell’Università Cattolica ha spiegato che l’Italia sta vivendo un “degiovanimento“, il processo demografico che indica la riduzione delle nuove generazioni all’interno di una popolazione. Alcuni territori riescono ad attrarre giovani, mentre altri li stanno perdendo. Allo stesso tempo aumenta l’età media della popolazione e questioni come assistenza, inclusione e servizi territoriali diventano sempre più fondamentali. Tra gli elementi che oggi influenzano maggiormente la qualità della vita nelle città italiane ci sono:
- presenza di servizi raggiungibili a piedi in pochi minuti
- qualità dell’assistenza sanitaria e domiciliare
- spazi verdi e aree pubbliche
- accesso facilitato a scuole, sport e attività culturali
- opportunità di lavoro stabile per i giovani
- reti familiari e sociali di supporto
- mobilità urbana efficiente
- sicurezza percepita
- disponibilità di case più ampie e sostenibili
- equilibrio tra lavoro, tempo libero e benessere personale