Dalle città al safari: ecco l’impatto negativo del turismo di massa

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Il fenomeno dell’overtourism e l’assenza di limiti, non solo porta le città al collasso ma causa dei danni sia alle città storiche sia agli ambienti naturali: ecco a cosa si va incontro.

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Turismo di Massa
Photo by: AlexWaltner / Shutterstock.com

Ogni anno l’overtourism è un fenomeno sempre più concreto. L’assenza di limiti per la regolazione dei flussi turistici all’interno delle principali mete porta non solo le città al collasso ma anche gli abitanti di quest’ultime all’esasperazione.

Purtroppo il fenomeno del turismo di massa, sta portando delle ripercussioni negative sia sulle bellezze storiche che sugli ambienti naturali causando dei danni non indifferenti.

Gli esempi di un turismo disfunzionale

Safari
Photo by: Bossa Art/Shutterstock.com

Il turismo di massa è un fenomeno sempre più frequente, basti pensare che nel 2008 è stato coniato per la prima volta il termine “overtourism” per evincere le criticità del sovraffollamento.

Infatti non si tratta soltanto di un disagio sociale ma soprattutto ambientale. Ne è un esempio concreto il Masai Mara una riserva faunistica frequentata ogni anno da circa 300.000 persone che si recano sul posto per fare una delle esperienze più suggestive del Kenya ovvero il safari.

Qui decine di macchine cariche di turisti si addentrano nella savana e durante il tragitto gli autisti si tengono in contatto tra di loro via radio per segnalare per tempo la posizione degli animali più ricercati da fotografare (ad esempio i leoni). Nel Masai Mara e in moltissimi altri luoghi nel mondo, la mal gestione del turismo di massa, sta comportando una netta riduzione della fauna perché interferisce in modo negativo con le naturali migrazioni.

Anche se il turismo di massa copre una minoranza dei luoghi nel mondo nessuna destinazione ne è completamente esente. Basti pensare che ha subirne le conseguenze non sono solo le città d’arte, ma anche le oasi naturali e le montagne raggiungendo perfino l’Everest.

Il “Tetto del Mondo” ha registrato dal 1950 ad oggi un record di spedizioni lasciando sulla sua vetta una quantità di rifiuti compresa tra le 15 e le 50 tonnellate.

Questi fenomeni ci devono fare riflettere sul fatto che, sebbene il turismo possa rappresentare una ricchezza per le comunità locali, durante i periodi di alta stagione non è sempre così, in quanto gli afflussi turistici concentrandosi soltanto in determinate zone, comportando delle conseguenze negative quali: aumento dei rifiuti prodotti, disuguaglianza sociale, inquinamento acustico e aumento del traffico.

A pagarne le conseguenze sono anche i residenti di queste aree che molto spesso presi dalla disperazione si trovano costretti a trasferirsi. Inoltre le aree naturali già messe a dura prova sia dai cambiamenti climatici che dalle attività umane subiscono ulteriori danni come una diminuzione delle biodiversità, l’erosione del suolo, un netto aumento del rischio di incendi, il disturbo della fauna e il deterioramento della  vegetazione.

Gli effetti dell’ “Instagram Effect”

overtourism Spagna
Photo by: Christoph Burgstedt / Shutterstock.com

A contribuire in modo notevole al fenomeno del turismo di massa sono anche i prodotti culturali: ad esempio la Nuova Zelanda ha visto un netto aumento del numero di visitatori soltanto dopo l’uscita del film del “Signore degli Anelli”, mentre Dubrovnik (Croazia) è diventata famosa dopo la sua apparizione nel “Trono di Spade”.

Oggi però più che i film più noti ad influenzare le tendenze di viaggio sono i social network. Questo fenomeno prende il nome di “Instagram Effect” e ha dimostrato come i contenuti postati sui social, hanno il potere di  portare le persone alla scoperta di tutti quei luoghi poco conosciuti e non ancora raggiunti dall’overtourism.

Nell’attesa che vengano poste delle misure cautelative ogni turista dovrebbe assumere la consapevolezza di quanto sia importante non sovraffollare le destinazioni.

Impatto negativo del turismo di massa: foto e immagini