Questo borgo è una delle destinazioni sostenibili più sorprendenti d’Italia (con tanto di certificazione)

Autore:
Sara Perazzo
  • Laurea in Storia Medioevale
Tempo di lettura: 5 minuti

Tra laghi alpini e cieli limpidissimi, un piccolo borgo del Friuli Venezia Giulia è diventato una delle destinazioni sostenibili più sorprendenti d’Italia grazie a una prestigiosa certificazione internazionale.

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Sauris, conosciuto anche con il nome tedesco di Zahre, continua a collezionare riconoscimenti legati al turismo sostenibile. Dopo essere stato inserito nel 2023 tra i “Best Tourism Villages” dell’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, il borgo ha ottenuto anche la certificazione del Global Sustainable Tourism Council, uno degli standard più importanti a livello mondiale nel settore della sostenibilità turistica.

Questo riconoscimento non riguarda solo la tutela ambientale, ma anche il rapporto tra turismo, comunità locale e patrimonio culturale. Per ottenere la certificazione GSTC il territorio ha dovuto dimostrare una gestione sostenibile legata a diversi aspetti: governance del turismo, benefici economici per i residenti, salvaguardia delle tradizioni locali e controllo dell’impatto ambientale. Grazie a questo risultato Sauris è diventata la seconda destinazione del Friuli-Venezia Giulia, dopo Tarvisio, a raggiungere tale traguardo e ad entrare in un gruppo molto ristretto di appena 21 località italiane che hanno ottenuto la certificazione GSTC.

Perché Sauris è considerata una meta sostenibile

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La sostenibilità a Sauris non è una scelta recente, ma un modello costruito nel tempo e profondamente legato alla storia del territorio. Il borgo, che conta circa 390 abitanti, ha iniziato a puntare su un modello di sviluppo legato alla valorizzazione del territorio addirittura dopo il terremoto del Friuli del 1976. Negli anni successivi la comunità ha scelto di investire su un turismo lento e rispettoso della vita del paese, evitando grandi strutture invasive e puntando invece su ospitalità diffusa e valorizzazione culturale.

Infatti, proprio a Sauris nacque nel 1994 il primo Albergo Diffuso d’Italia, un modello poi diffusosi in tutto il Paese per la capacità di recuperare antiche abitazioni trasformandole in strutture ricettive rispettando l’identità del luogo. Ancora oggi quello di Sauris è l’unico albergo diffuso italiano certificato GSTC.

Anche la storia del borgo rappresenta uno degli aspetti che rendono Sauris così particolare dal punto di vista culturale. Fondato nel XIII secolo da coloni provenienti dall’area tirolese e carinziana, Sauris conserva ancora oggi tradizioni germaniche molto radicate. Qui si parla ancora il saurano, una lingua di origine germanica tramandata nei secoli, mentre il Carnevale tradizionale rappresenta uno degli eventi culturali più caratteristici dell’intera regione.

Tra laghi e cieli stellati: cosa vedere a Sauris

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Tra gli aspetti che colpiscono maggiormente chi visita Sauris c’è il paesaggio naturale che avvolge il borgo alpino. Il lago di Sauris è uno dei simboli del territorio, con le sue acque alpine su cui si riflettono i boschi e le montagne circostanti. L’area è nota anche per il bassissimo livello di inquinamento luminoso, caratteristica che le ha permesso di essere considerata tra le località italiane migliori per osservare il cielo notturno.

Durante l’anno il borgo organizza eventi pensati per valorizzare il rapporto con la natura e i ritmi lenti della montagna. Tra questi ci sono “Villaggio Selvaggio”, festival dedicato alle famiglie e alle attività outdoor, “Gumala Gumala” e “Gebele”, manifestazioni incentrate sul legame tra cultura locale, tradizioni e paesaggio alpino. Per chi visita Sauris le esperienze da non perdere sono numerose:

  • passeggiare nel centro storico tra case in legno e architettura alpina;
  • visitare il lago di Sauris;
  • esplorare i sentieri naturalistici della Carnia;
  • degustare i prodotti tipici: il Prosciutto di Sauris I.G.P., lo speck di Sauris e la birra artigianale Zahre Beer;
  • visitare i musei: il Centro Etnografico “Haus van der Zahre” e il Centro Storiografico-Museo di Sant’Osvaldo.

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