Prezzi raddoppiati per i visitatori stranieri: il Giappone prova a frenare il turismo di massa

Autore:
Sara Perazzo
  • Laurea in Storia Medioevale
Tempo di lettura: 5 minuti

Il Giappone prova a gestire il turismo di massa con una misura che fa discutere: prezzi più alti, oltre il doppio, per chi arriva dall’estero, ma senza chiudere le porte ai visitatori.

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Giappone
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Il Giappone non vuole rinunciare ai turisti, anzi punta a raggiungere 60 milioni di visitatori stranieri entro la fine del decennio. Il problema è che città come Kyoto, Tokyo e Osaka sono sempre più sotto pressione: mezzi pubblici affollati, attrazioni prese d’assalto, rifiuti e costi di manutenzione in aumento.

Da qui nasce una strategia che sta facendo discutere: far pagare di più i turisti stranieri, o più in generale i non residenti, per visitare alcune attrazioni. L’iniziativa non deve essere intesa come una tassa punitiva, ma come un modo per finanziare servizi, restauri e misure contro l’overtourism senza bloccare gli arrivi.

Perché il Giappone punta sui prezzi differenziati

Himeji
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Tutta la vicenda è iniziata dal caso del Castello di Himeji, patrimonio mondiale UNESCO nella prefettura di Hyōgo e una delle più antiche strutture del periodo Sengoku che sono giunte fino a noi. Dal 1° marzo 2026 il biglietto per chi non è residente è salito a 2.500 yen (circa 13,50 euro), mentre per i cittadini di Himeji resta a 1.000 yen (poco più di 5 euro). Dopo l’aumento, gli ingressi sono calati del 17%, ma gli incassi sono più che raddoppiati.

Alla base della misura c’è soprattutto la tutela del Castello di Himeji. Negli ultimi anni il numero di visitatori provenienti dall’estero è cresciuto in modo costante, passando da 387.000 nel 2018 a 547.000 nel 2025. Secondo le previsioni, il sito potrebbe arrivare a superare 1,2 milioni di turisti all’anno, un livello considerato difficile da sostenere per un monumento UNESCO che richiede interventi continui di conservazione e manutenzione. Intanto il tema si allarga: musei statali, terme, trasporti locali e attrazioni stanno valutando formule simili.

Cosa cambia davvero per chi viaggia in Giappone

Kyoto
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Il rincaro non riguarda solo i biglietti d’ingresso per alcune attrazioni. Dal 1° luglio 2026 la tassa turistica di uscita dal Giappone è passata da 1.000 a 3.000 yen (da circa 5 euro a 16,20 euro) e viene normalmente inclusa nel prezzo del biglietto aereo. Le risorse così reperite servono anche per finanziare infrastrutture, aeroporti, siti turistici e strumenti digitali per i visitatori e per evitare che le conseguenze dell’overtourism ricadano su residenti e comunità locali.

La pressione resta alta: secondo JNTO Ente Nazionale del Turismo Giapponese, a maggio 2026 gli arrivi internazionali sono stati 3.559.900, un numero leggermente inferiore al 2025 ma ancora enorme per molte destinazioni già sature. Quindi, tra le novità e le misure da tenere d’occhio per chi è in procinto di organizzare un viaggio in Giappone ci sono:

  • Kyoto: tra le città più colpite dall’overtourism, dove l’elevato numero di visitatori mette quotidianamente sotto pressione il trasporto pubblico. Per questo l’amministrazione comunale sta valutando l’introduzione di biglietti più costosi per i non residenti, con l’obiettivo di ridurre l’affollamento degli autobus e migliorare il servizio per la popolazione locale.
  • Musei e gallerie d’arte statali: l’Agenzia per gli Affari Culturali valuta prezzi maggiorati per i visitatori dall’estero.
  • Junglia Okinawa: il parco a tema applica già prezzi diversi tra residenti in Giappone e altri visitatori.
  • Prefettura di Nagano: alcune località sciistiche e diversi onsen (terme) applicano già prezzi differenziati, con un costo maggiore per chi arriva da fuori.

Il Giappone prova a frenare il turismo di massa: foto e immagini