Overtourism fuori controllo: in Europa scattano divieti e nuove regole
Case sempre più care, centri storici invivibili e proteste in aumento: il turismo di massa costringe l’Europa a cambiare rotta con nuove regole e limiti sempre più stringenti. Vediamo quali.

Il 2026 segna una svolta per l’Europa e la gestione dei flussi turistici. Dopo anni di allarmi e proteste, le città europee hanno iniziato a introdurre regole precise per contenere l’impatto dell’overtourism. I numeri spiegano bene il perché: nel 2025 il Vecchio Continente ha registrato circa 793 milioni di turisti internazionali, mentre nell’Unione europea si sono superati i 3,1 miliardi di pernottamenti. A questi si aggiungono quasi un miliardo di notti prenotate negli affitti brevi tramite piattaforme online.
Questa situazione ha trasformato il turismo in un problema a tutti gli effetti. Non si tratta più solo di attrarre visitatori, ma di capire quanto una città possa realmente sostenere il turismo senza compromettere la vita quotidiana di chi ci vive. Il concetto chiave è quello di “capacità urbana“: spazio disponibile, servizi pubblici, trasporti e accesso alla casa. Quando questi elementi vanno in crisi, l’overtourism diventa un problema concreto per i residenti.
Nuove regole nelle città europee contro l’overtourism

Atene è uno dei casi più emblematici. Con oltre 8 milioni di visitatori all’anno, la capitale greca sta valutando limiti mirati nelle zone più congestionate. Il sindaco Haris Doukas ha puntato su una strategia che distingue quartiere per quartiere, evitando blocchi generalizzati ma intervenendo dove la pressione è più alta, soprattutto per quanto riguarda hotel e affitti brevi.
Barcellona ha scelto invece una linea molto più netta. La città catalana ha annunciato lo stop alle licenze per gli appartamenti turistici entro il 2028. L’obiettivo è quello di riportare sul mercato residenziale oltre 10 mila abitazioni. Una decisione che nasce dall’aumento dei prezzi immobiliari e dalla scarsità di alloggi a lungo termine che costituiscono un’emergenza abitativa per le famiglie residenti.
Divieti e numero chiuso per alcune città e capitali d’Europa

A Venezia l’attenzione è puntata sul numero di visitatori giornalieri, cioè coloro che entrano in città senza fermarsi a dormire. A partire dal 3 aprile 2026 è stato reintrodotto il contributo di accesso, applicato per 60 giornate distribuite fino a luglio, nella fascia oraria compresa tra le 8:30 e le 16:00. Il costo è di 5 euro per chi prenota in anticipo, mentre sale a 10 euro per chi decide all’ultimo momento. Questa misura non ha solo una funzione economica, ma soprattutto gestionale. Permette infatti di tracciare con maggiore precisione i flussi giornalieri, distinguendo tra turisti che pernottano, visitatori di poche ore, categorie esenti e chi è tenuto al pagamento.
Altre città europee stanno intervenendo in modo mirato su specifiche criticità, adattando le strategie al proprio contesto locale:
- Amsterdam agisce sul numero di posti letto, limitando la crescita degli hotel: una nuova struttura può aprire solo se un’altra chiude, mantenendo stabile il numero di posti letto e fissando una soglia indicativa di 20 milioni di pernottamenti annui.
- Lisbona collega il turismo al tema abitativo, cercando di ridurre l’impatto degli affitti brevi sulla disponibilità di case per i residenti.
- Praga interviene sui comportamenti, introducendo restrizioni ai tour notturni nei pub per tutelare la qualità della vita nei quartieri centrali.
Inoltre, dal 20 maggio 2026 entra in vigore il nuovo regolamento UE sugli affitti brevi, che impone maggiore trasparenza: gli alloggi devono essere registrati in modo chiaro e le piattaforme digitali sono obbligate a condividere i dati. Le amministrazioni potranno così avere un quadro preciso di licenze, indirizzi e numero di notti prenotate, rendendo più difficile aggirare le regole.